Sogni di luce

Posts Tagged ‘riviera jonica

Circa 30 lavoratori precari dell’hotel di S.Alessio Siculo, “Baia dei Greci”, stanno manifestando da questa mattina davanti alla sede della struttura contro il mancato pagamento degli stipendi. “Alcuni da ottobre, altri da novembre. Ma dall’azienda nessuna spiegazione né segnale”, spiega Carmelo Garufi della segreteria della Filcams di Messina che sta seguendo la vicenda. “Da qualche mese nella zona ionica si avvertono gli effetti della crisi cui si sono sommati gli effetti del maltempo- prosegue Garufi-. Calo delle prenotazioni e difficoltà. Alla proprietà del Baia dei Greci chiediamo senso di responsabilità e di trovare insieme una via d’uscita”.

Fonte: http://www.tirrenosat.it/index.php?cat=50&id_art=9103

Annunci

clicca per ingrandire

Santa Teresa di Riva 13/01/09

pubblico l’editoriale a cura di G.massimo Cicala, con una mia risposta in merito

Mio caro PD, ti scrivo…

a cura di G.Massimo Cicala

(Impazza il PD in Piazza: tutti pazzi per il PD, che pizza!)
Mi sono reso conto di essermi, da parecchio tempo, abituato ad associare alla ideologia progressista e riformatrice, populista e (socialmente) avanguardista, delle persone di intelligenza superiore alla media. Ritengo ciò un patrimonio di inestimabile valore, un valore necessario come l’aria per chi respira, l’acqua per chi nuota e la terra per chi scava. Tutto ciò che siamo stati, che siamo e che saremo, non sarebbero gli stessi se, in queste parentesi di tempo e di spazio, non sussistesse un’altra metà del cielo. Pur non avendolo mai pronunciato con colpevole sarcasmo, o con scanzonata malizia, né con spavalda pochezza, apprendo dai pochi forum in cui ogni tanto zompo, che è moda consolidata venir tacciati di limitatezza o di arretratezza e di poca attualità, al solo pronunciare il nome “sinistra”, che è poi una antonomasia anche abbastanza comoda, di origini storiche “savoiarde”; non per questo, nell’usare ‘sto termine, mi sento colpevole parimenti di quando un siciliano dà del “sardignolu” ad un sardo, e quello s’incazza poiché da loro i “sardignoli” sono i cavallini di bassa statura, simili ai pony. No, è diverso. Ognuno non è tanto quel che è, ma quel poco o tanto che vedono gli altri, in lui. Eppure, quanto vorrei essere di sinistra! Purtroppo, però, mi sono abituato a pensare per essere un uomo libero, ed a coltivare la libertà per divenire uomo pensante. E se di sinistra si deve parlare è bene, che se ne parli, da qualsiasi lato della trincea si legga questo articolo; anzi, è bene “ascoltare”, più che “sentire”, che cosa esce dai bunker del movimento, o dal tam tam giovanile, ovvero “guardare”, più che “vedere”. Del resto, i sentieri della significazione linguistica sono sempre parecchio scoscesi. Il senso di ciò che la gente normale coglie dal bombardamento mediatico, quello che gli rimane dentro, sono le cose che vorrei mettere dentro questo articolo… proprio quelle prese direttamente dalla middle class italiana, che anche se non decisiva per il risultato elettorale, quantomeno lo orienta. Essa rappresenta in un modo o nell’altro la cavalleria leggera della cultura intellettuale italiana. Quella stessa che fino a ieri pensavamo votasse a sinistra. Quella che galoppa verso il futuro europeista, riformista, libertario e liberista, e di cui avremmo bisogno (ad ogni cambio di decennio), che scendesse da cavallo girandosi indietro ed incoraggiare tutti (noi compresi che scriviamo dalla destra populista e “pensante”, talvolta estrema, giustizialista e anche un tantino revisionista) a raggiungerla. Perché, credo nell’intelligenza dell’uomo, (e della donna…) nella sua capacità di coerenza, nel suo coraggio, e nell’analisi fredda (da un lato, ma omnicomprensiva dall’altro) dei fatti storici, o storico-sociali, che ci hanno fatto studiare sui libri, il più delle volte rivelatisi con gli occhi dell’adulto consapevole a volte falsi, altre volte non del tutto veri. Se riusciamo ad essere d’accordo che la Storia è Una solo perché è la risultante di tante microstorie che non finiranno mai sui libri, forse è possibile percorrere un sentiero comune, o, se permettete, come amo dire spesso, due sentieri paralleli dai quali, semplicemente sporgendosi ed allungando le braccia, ci si possa stringere la mano (fuor di metafora). Eppure, questo, non vuole essere un saggetto buonista, da leggere tutto d’un sorso. Intanto, torna ad essere un mio grido di presa d’atto e di protesta affinché a queste forze, nuove, fresche, utili, con ottiche emergenti, sia data la voce che meritano. Ovunque, con educazione, rispetto, cultura ed equilibrio, in un contesto di pari opportunità e di amore per la grande ricchezza di vivere in una società capace di garantire con una certa sistematicità di poter dire quel che si pensa. Cerco, da sempre, di arricchire queste pagine non tanto con le mie idee, ma con delle persone che la pensino diversamente da me e che siano in grado di saperlo esporre ai lettori. Forse sbagliando, stante le difficoltà che si incontrano a trovare nuovi o vecchi talenti della penna, talvolta non posso non appoggiarmi ai “grandi vecchi”, agli ultimi che hanno attraversato con gli eskimo, anni ed epoche oggettivamente complesse; cerco conforto dal buon Prof. Nino Nicotra che mi chiede spesso “…ma che socialismo sarebbe il tuo?”; ma mi spingo sino al Prof. Saro Lo Re, che non “investe” i suoi pur interessanti contenuti nelle ns. pagine poiché irremovibilmente convinto che organi di stampa come quello che (spero) stiate leggendo esistono perché sorretti dalle istituzioni politiche delle quali saremmo la grancassa mediatica. Beh, visto che dal febbraio 2003 abbiamo portato in tipografia (e pagato sull’unghia) circa 50 mila euro di giornali e ci sono stati commissionati da comuni ed enti due o tre campagne pubblicitarie che assommano a meno di 1000 euro, di cui il 50% ancora ci deve essere liquidato,… meno male, mio buon Saro, che il suonatore di grancassa è lesto a percuoterla ma anche muscoloso a sorreggerla. No, signori, la ricchezza che vorremmo si estendesse al mondo mediatico che ci circonda è la capacità e il coraggio di far convivere più voci. Dagli estremismi cattolici a quelli oltranzisti di sinistra no-clerical. Mission Impossible con i “soliti” editori che c’erano e che continuano ad esserci, ma assolutamente politically (in)correct dalle parti della nostra linea editoriale. Che, anche se non sembra crederci nessuno, è la migliore eredità da far trovare a mio figlio che sta nascendo. Ciò, riesce a suscitare sempre più interesse tra le persone che ci interessano, appunto, i giovani, affrontando con serenità il paradosso di avere incoraggiamenti e plausi anche da chi stenta ad investire la moneta da due euro per l’acquisto del giornale in cui di scamerciu o di ribattuta si parla di sé o del proprio mondo. A S.Teresa di Riva, le radici progressiste affondano nell’humus studentesco dei due Licei, dal quale proviene la quasi totalità dei “Giovani Democratici”, la formazione credo più interessante a portare avanti delle istanze politico sociali, con i consueti modi e tradizioni cari ad una storia sin troppo ricca. E poi il panorama si completa con i vari circoli, lì dove si dice che la politica la si faccia sul serio, dove ci sono “i segretari”, “i coordinamenti”, “le segreterie”, per usare uno slang ancora trapuntato dalle componenti piramidali che dalla “base” nostalgica degli irriducibili bendati nelle manifestazioni, arrivano sino agli ospiti incartapecoriti di Santoro, Floris, Lerner e Vespa. Dopo la debacle rossa italiana, (poi romana, poi siciliana, infine messinese…a volte credo che anche nelle riunioni di condominio, di ’sti tempi, vada male al PD), in ogni dove spuntano o si riorganizzano nuovi circoli: Pagliara, Nizza, Letojanni, S.Teresa, Scaletta, Giardini, ove, tanto per (non) cambiare si assiste allo scontro tra la componente Diessina, minoritaria ma estremamente decisionista, determinata, pratica di cariche e contatti in alto loco, ad aver se non proprio toccato, almeno sfiorato in senso locale qualche goccia di potere,… con quell’altra de “La Margherita”, più numerosa e meno rumorosa, in cui ci trovi gli ex Democristiani e rispettivi frantumi, qualche berlusconiano della prima ora, ormai rinsavito, e non poca gente di “vera” sinistra che non hanno sposato per vari motivi la causa oltranzista. Scommetterei parecchio su questo arcipelago, poiché è un raggruppamento meno avvezzo a colletti bianchi e piani alti, con delle figure emergenti che vorrebbero spazio per le loro idee, e che sentono avvicinare il loro momento: che è un momento topico, se inteso come il “livellamento” all’indomani di una grande sconfitta. E infine, i cattocomunisti degli anni ’90, riveduti e corretti, smilitarizzati, con la coroncina del Rosario lasciata opportunamente a casa, e istituzionalizzati spesso nelle agenzie educative e culturali del territorio. Spazio anche per loro. Chiediamoci: ma un buon cristiano-cattolico può essere contemporaneamente anche un buon elettore del PD? Sicuramente si, perché i cattolici credono senza partecipare, e per il PD si partecipa senza credere. Rilanciamo il seme del dibattito, affinché rientri nei Licei, nelle Scuole Superiori, brodo primordiale della società italiana del prossimo ventennio, in modo da evidenziare con la massima serenità quei “poli” culturali, politicamente in affari, messi lì per il reclutamento ideologico delle giovani menti, li si isolino, e si racconti (da prof. di Religione o da prof. di Storia e Letteratura, poco importa) come realmente sono andate le cose dal venerdì nero del ‘29 sino alla sconfitta di Veltroni del 2008. Così come faremmo in un documentario in cui non si entra nel merito, ma si aiuta il fruitore a farsene uno per proprio conto. Questo, nei Licei santateresini, come nelle Scuole Superiori della riviera, e da qui in poi, semplicemente non credo che avvenga come dovrebbe avvenire. Siamo sempre lì: la dirigenza PD, ad ogni livello, non è ancora del tutto convinta di aver sbagliato strategia, modi, programmi, atteggiamento, e soprattutto “comunicazione”. Non lo è sino a quando cesserà questo masochismo, che, mentre scrivo, scruto dal monitor dei video sulla Manifestazione di Roma a Piazza Navona. Mah! Veltroni e il dialogo, e il non dialogo, e la politica estera, e la sicurezza, e la scuola, e i tagli, e le tasse, e il federalismo, e le piazze, e i rapporti con Di Pietro e l’IDV, … insomma, ovunque il “prode” Walter alzi il culo o avvicini il suo neo ai microfoni, c’è pronta satira, vignette, imitatori, ed il riflesso satanico su un dente (uno a caso) del sorriso di Silvio. Tutti, ma proprio tutti, a prenderlo in giro. Ironizzerei paragonando il problema nazionale alla giunta regionale Campana: Bassolino, a proposito dell’emergenza rifiuti ha sinora dichiarato “non mi dimetto perché non è tutta colpa mia” (nel senso che vuol far passare ancora qualche mese affinchè sia “interamente” colpa sua). Insomma, da uomo di destra no-clerical, faccio una riflessione: preferisco di gran lunga un Veltroni che dedichi due o tre ore a come inventarsi una opposizione seria e consapevole per braccare e limitare le sconcezze governative (quando queste avvengono), anziché far fibrillare i propri uffici stampa verso tutte le agenzie del mondo per “il rincrescimento” riguardo all’ “abbronzato” che Silvio ha dato dalla Russia a Barak Obama. E molti uomini di sinistra la pensano come me. Messina? Messina! Cinque megaclan politico imprenditoriali e parentali interlacciati tra essi come le Matrioske russe, tra imprese semicollassate, quotidiani e cene bordo piscina vista-Stretto, che ad ogni elezione fanno finta di fronteggiarsi, con la città che sprofonda così giù che anche Colapesce si sta schifiando di sorreggerla. Finisce che mette un puntello di legno e un cartello “Torno subito”. Se è vero che la debacle del PD è stata e continua ad essere ad effetto domino, significa che è arrivata sino a giù, alla “più azzurra delle regioni”, e forse alla più azzurra delle province. Guardiamoci dal di dentro, e troviamo il coraggio di dire che siamo stanchi, anche noi “dell’altro lato” di vedere ‘sto sfacelo. Questa immanenza, questa inerzia che, osservo, pervade anche quei circoli e circoletti, pieni di brave persone, che sarebbero la linfa nuova di una tradizione che ormai appartiene di diritto alla vita, alla storia dell’Italia stessa. C’è un senso di stanchezza, mediatica, sociale, intellettuale… politica, dei veltronismi, dei prodismi, dei rutellismi e dei fassinismi; così come dei panarellismi, dei genovesismi e dei rinaldismi. Basta! Si aprano le porte alle seconde linee, partendo da una base con cui anche la nuova editoria locale ha imparato a dialogare (e se ci riusciamo noi…). Perché non portare all’incasso quelle cambiali, con nuove figure, con carismi diversi, con freschezza ed idee nuove. Il futuro sono i bartolottismi, gli spadarismi, gli orlandismi, i ricciardismi, i riganellismi, i gugliottismi, i ranerismi, i lontrismi etc. Cosa frena la possibilità del promuovere un bagno di umiltà, magari in attesa che la storia (se è proprio il caso) ripassi da qui a riprendervi a bordo, visto che neanche gli attuali esponenti di spicco sono riusciti nell’intento di ridare lustro e credibilità a tutto il movimento? Ci vuole tanto a capire che se è la storia ad individuare in questo preciso frangente quell’omaccione di Di Pietro, non c’è tanta scelta? O si riesuma qualche sindacalista, o si fa scendere dal Colle il Presidente Napolitano, o qualche portatore sano di cognomi di sinistra celebri (nepotismo anche lì?) O, Vivaddio, va a finire che l’anti-Silvio per eccellenza è un insospettabile ex democristiano? Oddio, ci risiamo! arrieccoli… ma non s’erano estinti?

Caro professore, ho letto il suo editoriale e non posso che concordare con lei, nonostante questo volevo mettere un paio di puntini sulle i, in alcuni punti che secondo il modestissimo e opinabilissimo parere, di una persona un po più rossa di lei e probabilmente un po troppo rosso per qualcuno evidentemente meno rosso di me.

La sua analisi delle correnti interne al PD, ed io aggiungerei anche le differenze sostanziali non solo tra la base e la dirigenza ma perfino tra i vari circoli del partito democratico, sarebbe giusta se non fosse che non tiene minimamente in considerazione delle motivazioni meno nobili rispetto alle faide ideologiche che si trovano all’interno del PD, ovvero il voler creare dall’alto un partito lobbystico affaristico cercando di far convivere le diverse anime votanti della chiamiamola sinistra Italiana, le stesse anime folgorate sulla via di damasco che da un giorno all’altro hanno buttato alle ortiche decenni di storia della sinistra italiana, al grido di: contrordine compagni questa sinistra è fin troppo di sinistra, sarà il fascino del nuovo (che puzza tanto di vecchio), o quella follia collettiva della sinistra italiana che vede nell’omonimo partito oltreoceano un modello da importare nel sistema politico italiano, non considerando le differenze endemiche tra il sistema politico/sociale statunitense ed il corrispettivo italiano, fatto sta che dalla nascita del Partito Demo(fesso)cratico si è costantemente cercato di demolire non solo l’immagine di tutto l’universo che esiste a sinistra del PD, ma il concetto stesso di sinistra, e questo per certi versi è comprensibilissimo da parte della dirigenza del resto quando si hanno dei lacci ideologici, è difficile avere la libertà di movimento che si desidera, oddio cosa ho detto ideologia una delle parole bandite dallo slang dei così detti riformisti, non sia mai riconoscere i meriti di quelle vecchie ideologie, noi siamo riformisti siamo per il libero mercato, poco male se anche il liberismo è una ideologia che affonda le sue radici nel XIX secolo.

Io caro professore non mi ritengo un vetero comunista, contro qualsiasi forma di centro sinistra, e non sono nemmeno contro il Partito Democratico, che ha lo stesso diritto di esistere come qualsiasi altro partito che sia espressione della rappresentanza popolare, vorrei tanto che anche i miei “compagni” la pensassero allo stesso modo, purtroppo non fu un gran spettacolo vedere il giorno della rovinosa caduta del PD in seguito alle primarie, tanti elettori del Partito Democratico esultare per il fatto che la sinistra così impunemente detta radicale, non avesse ricevuto nemmeno un seggio, le stesse persone che fino a poco tempo prima dicevano di battersi contro una legge elettorale definita porcellum dal suo stesso ideatore, rallegrarsi del fatto che una fetta importante della popolazione non fosse rappresentata in parlamento, ma non erano loro i democratici, possibile che io un progressista chiamato a torto estremista dalla intellighenzia riformista, riesco ad accettare partiti politici diametralmente opposti al mio modo di pensare tanto da essere contrario alla legge Scelba sulla apologia del fascismo, mentre tanti di coloro che si definiscono democratici non riescono a tollerare ciò che è un tantino più rosso di loro, con buona pace di Voltaire “Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo”.

Caro professore come lei stesso dice nel suo editoriale, non ci resta che sperare in una neo dirigenza, di un partito che ha bisogno per evitare fraintendimenti di definirsi Democratico, ma in questo crogiolo di ipocrisia chi potranno mai essere questi proto dirigenti, partoriti da dinamiche contorte nate dopo lo scioglimento della Democrazia Cristiana, che prima di esalare l’ultimo respiro ebbe il tempo di mischiarsi in quelle formazioni politiche che orbitavano intorno ad essa, un po come fa il cuculo, uccello rapace che depone il suo uovo nei nidi di altri sfortunati volatili, uovo che col tempo si schiuderà permettendo alla progenie di parassitare le risorse alimentari degli sfortunati “compagni” di nido, fino al punto di buttarli giù dallo stesso per ovvie esigenze di spazio, snaturando in fine la natura della sfortunata nidiata.

purtroppo professore, con queste premesse, con questi figli del cuculo, non vedo molte speranze per quello che si è accinto a diventare impunemente il nuovo centro sinistra italiano.

Quando si parla di qualità della vita, in particolare per quello che riguarda le tematiche ecologiche e ambientali, si pensa sempre a tutte quelle piccole e grandi azioni quotidiane che ci permettono di avere un miglioramento della vita quotidiana, il che è giusto, di fatti il riciclo dei rifiuti, o più semplicemente l’uso di tecnologie a risparmio energetico al posto di quelle ordinarie dovrebbe essere una cosa scontata.

Usufruire dei mezzi che ci offre la tecnologia, avere la mentalità per uno stile di vita che si oppone al consumismo fine a se stesso, allo spreco, è ormai diventato un dovere morale, spesso disatteso da tutti noi, tuttavia è compito anche delle amministrazioni comunali mettere il cittadino in condizioni di poterlo fare, il comune deve dare gli strumenti affinché si possa cambiare non dico stile di vita, ma quanto meno creare un modello innovativo di società, più etica, più eco compatibile, sembra quasi un’utopia, e per certi versi lo è, non è semplice passare da una società consumista ad una società più “virtuosa”.

In barba alle utopie, alcune amministrazioni comunali ci hanno provato, nel 2005 da quattro comuni fondatori (Monsano in provincia di Ancona, Melpignano in provincia di Lecco, Colorno in provincia di Parma, Vezzano Ligure in provincia di La Spezia) nasce l’associazione comuni virtuosi, una associazione senza fini di lucro che ha come obbiettivo di ridurre i consumi energetici della pubblica amministrazione anche con l’ausilio di fonti energetiche pulite e rinnovabili, rivalutare il territorio facendo uso di strumenti urbanistici facendo uso di norme inerenti l’efficienza energetica, una migliore gestione dei rifiuti introducendo la raccolta porta a porta, promuovere la diffusione di mezzi che fanno uso di carburanti ecologici o ad emissione zero, e in definitiva promuovere un miglior stile di vita.

Tra le iniziative promosse dalle amministrazioni che fanno parte della su detta associazione (al momento diciotto) si annoverano anche soluzioni per ridurre il consumo di acqua potabile, opere di bio architettura, lo smaltimento del 60 % dei rifiuti tramite il riciclo, la sostituzione dei normali lampioni per l’illuminazione stradale con lampioni che sfruttano la tecnologia led, capaci di un risparmio energetico dell’80%, fino ad arrivare alla distribuzione e incentivazione di pannolini ecologici (si a quanto pare esistono anche questi).

Vivere in un comune virtuoso significa vivere in un luogo dove l’amministrazione comunale tiene alla salute del cittadino, e un luogo dove viene rivalutato il territorio con un occhio all’ecologia che non guasta mai, da l’esempio di come ci si deve comportare non solo dal punto di vista ambientale ma anche sotto il profilo economico, si potrebbero elencare altre mille caratteristiche che deve avere un comune virtuoso ma basterebbe dire che un comune virtuoso non è altro che il modello di come dovrebbe essere qualsiasi amministrazione comunale.

Nonostante questi esempi di buona amministrazione, bisogna ammettere che questi lungimiranti comuni sono soltanto una mosca bianca su una montagna di………. spazzatura, ed ecco che tornano le utopie, di fatti la stra grande maggioranza delle amministrazioni comunali preferisce esternalizzare i servizi, cedendoli al business della spazzatura, i sistemi di erogazione dell’acqua potabile vengono privatizzati, e a livelli di stato centrale si parla di termo valorizzatori, di centrali nucleari nonostante ci siano delle alternative valide a queste tecnologie spesso tutt’altro che convenienti come nel caso delle centrali nucleari, e vengono bistrattate tecnologie che producono energia da fonti alternative e rinnovabili, non bisogna sottovalutare neanche le ripercussioni in ambito occupazionale e questo sopratutto per le regioni del sud.

Il cambiamento deve cominciare dal basso dalle iniziative comunali, e non mi stupisco se per un attimo il pensiero va all’unione dei comuni jonici, che potrebbe essere il gruppo motrice di un rinnovamento politico culturale, per far evolvere la riviera anche su questo aspetto, sarebbe l’occasione di creare qualcosa di veramente all’avanguardia e perché no, essere un modello non solo politico ma anche culturale, una bella utopia che si spera un giorno possa diventare un faro di rinnovamento per il comprensorio jonico.

Articolo pubblicato su jonianews: agosto 2008

Da qualche tempo nella rete locale di siti internet e di blog si notano diverse storture più o meno indecorose non che irrispettose dei rispettivi utenti di questi siti/blog tra cui il sottoscritto, che segue ormai da diverso tempo i media hobbistici e non della zona.

Mi domando è questo il tipo di servizio che vogliamo dare a chi ci legge? è questa l’immagine della infosfera jonica? perché leggere quello che viene presentato in questi siti mi porta malignamente a pensare che questi non siano altro che espedienti per raggiungere una sorta di “appagamento” virtuale la dove nella vita reale magari si è impossibilitati a farlo.

Così nella cuttigghiusfera jonica non mancano i fanatici dei clik, un click non ti allunga la vita ma ti permette di fare lo sborone, i contenuti? si sono importanti ma le classifiche lo son di più! e via di statistiche vero o presunte che siano, essenziali per continuare a giocare ad uno dei giochi più vecchi del mondo ovvero il mio è più grande del tuo!!!

Tuttavia i veri amatori lo sanno le dimensioni non contano, conta la tecnica e la passione con cui ci si accinge a fare quello che si deve fare, in questo caso scrivere notizie o semplici riflessioni, nessuno pretende articoli da premi pulitzer, ma nemmeno fotografie di macchine posteggiate in malomodo ad opera di pensionati troppo impegnati a spiare la concorrenza.

Nonostante questo si tratta di marachelle anche simpatiche ma che se vanno per le lunghe fanno incorrere nel rischio di una disaffezione dei propri lettori, u cuttigghiu è bellu ma finu o’n cettu puntu.

Diverso invece quando queste marachelle sono congegniate al solo scopo di evitare al lettore che magari legge un articolo e vuole esprimere una sana critica o semplicemente una aggiunta, e ciò gli viene impossibilitato per via di un asettico messaggio che dice i commenti a questo articolo sono stati chiusi, magari dopo aver fatto un upgrade alla veste del sito (peggiorando le funzionalità dello stesso) senza avere l’accortezza di salvare tutti i messaggi lasciati ai vari articoli nella vecchia versione.

Difendere le proprie idee è una cosa giusta ma nel momento in cui è necessario operare preventivamente a finché questo avvenga, mi fa dubitare della validità delle stesse, non che nella capacità del redattore di turno di intavolare una discussione, forse per paura di uscirne con le ossa rotte.

Il web non è un sistema mono direzionale come la televisione o la radio, la natura del web è interattiva, l’aspetto sociale di questo strumento è quello che lo rende diverso da qualsiasi altro mezzo di informazione, i monologhi lasciamoli alla tv, e questo vale anche anche per tutti quei siti che non dispongono dei commenti.

Spero che questa critica a tratti satirica venga presa come un qualcosa di costruttivo, anche se ne dubito fortemente.

Sono 43 le guardie mediche che potrebbero chiudere, dopo 30 anni di servizio, tra queste anche quella di Santa Teresa di riva che a detta del sindaco dot. Alberto Morabito effettua una media di 5.000 interventi l’anno.

Molte infatti sono le lamentele da parte degli amministratori comunali interessati dai tagli, come il consiglio comunale di Taormina dove la decisione di chiusura della guardia medica da parte dell’assessorato regionale alla sanità viene considerata addirittura scellerata.

Una riduzione così massiccia del servizio pubblico sanitario è da considerarsi una amputazione del sistema sanitario locale, in quanto toglierà un utile e vitale servizio non solo ai residenti dei comuni interessati ma anche per la popolazione delle varie frazioni distanti dai rispettivi nuclei comunali.

L’articolo 32 della costituzione dice testualmente “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti….” questo significa tra le altre cose garantire l’accessibilità alle su dette strutture.

Il sistema sanitario assorbe una fetta importante dei fondi regionali/statali, tuttavia non si può parlare di denaro nel senso utilaristico del termine, in quando si parla di un servizio pubblico e in quanto tale esclusivamente funzionale al suo scopo, ovvero permettere ai cittadini di accedere alle cure sanitarie in modo semplice e gratuito.

Nonostante questo in tempi dove l’ideologia dominante impone che ogni cosa può diventare un business, e quindi anche la vita delle persone, ciclicamente torna come una influenza il tema della privatizzazione della sanità, presentata come la panacea che risolve tutti i problemi inerenti al settore in questione, i media cominciano ad interessarsi(ad orologeria) enfatizzando casi di mala sanità, facendo passare il messaggio secondo il quale le cliniche statali sono insicure, pericolose e inefficienti, omettendo di dire che spesso i servizi offerti da parte delle strutture sanitarie pubbliche sono gestite da privati, che grazie alle esternalizzazioni delle su dette strutture, gestiscono settori come le mense o come la pulizia degli ospedali che i media non dimenticano mai di far notare.

Che importa se l’OMS l’organizzazione mondiale della sanità posiziona il sistema sanitario italiano al secondo posto dopo la Francia, bisogna inculcare nella mente della gente che il sistema sanitario pubblico sia in condizioni disastrose meglio il privato dove se hai i soldi sono disposti a contare i globuli rossi 1 per 1 (e senza microscopio) non puoi permetterti le cure in un istituto clinico privato? Pazienza!

Il mondo è per i ricchi, per i vincenti tutti gli altri se non possiedono le abilità per scalare le vette economiche della società, si arrangino, una società sempre più simile ad una terra di nessuno dove non ci sono regole e dove vige la legge del più forte, lo stato sociale? Troppo esoso di denaro senza un vero ritorno economico.

Le cliniche private tra l’altro, non sono sinonimo di eccellenza, come dimostrato dalle ultime cronache in merito alla clinica Santa Rita, oppure si potrebbe volgere lo sguardo altre oceano, guardando il modello americano, tanto osannato dai fautori della sanità privata, dove il metro di misura dei pazienti è la loro assicurazione sanitaria, un sistema cinico e per certi versi barbaro che garantisce le cure mediche appropriate (e non sempre) soltanto se si è in grado di sostenere le spese degli interventi, frequentissimi infatti i casi di decesso in seguito al rifiuto delle su dette cliniche di procedere alle cure per mancanza di una assicurazione sanitaria, o di pazienti costretti a scegliere tra un intervento e un altro in quanto non contemplati entrambi dalla propria assicurazione, persone impossibilitati ad accedere ad una assicurazione sanitaria in quanto possessori di malattie non coperte dalla stessa, se il cliente ha qualche malattia grave potrebbe diventare un pessimo investimento, queste e altre le storpiature di un servizio vitale per la società interamente gestito dai privati, il valore di una persona stabilito in base al suo conto in banca.

Siamo proprio sicuri che una sanità gestita da compagnie private sia la soluzione dei problemi? O è forse quello che la lobby delle privatizzazioni vuol farci credere, dobbiamo considerare che nel momento in cui un servizio viene erogato da una impresa l’obbiettivo dello stessa è orientata principalmente verso i soci, una impresa per definizione è un artificio giuridico che ha lo scopo di creare ricchezza, la persona non è contemplata se non come risorsa umana.

Articolo pubblicato su jonianews: luglio 2008


Blog di attualità in merito a S. Teresa di riva e dintorni

seguimi via feed

CLICCA SULL'ARANCIA

abbonati ai miei feed rss

cos'è un feed rss?

desirèe ha bisogno di te

Desirèe ha bisogno di te!

settembre: 2017
L M M G V S D
« Apr    
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
252627282930  

Categorie

RSS dai blog che leggo

  • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.