Sogni di luce

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Riporto un interessante articolo in merito alla disastrosa situazione occupazionale che riguarda la nostra Sicilia, una lettura interessante e desolante al tempo stesso, uno di quegli articoli che ti rovinano la giornata facendoti capire (non perchè non lo si sappia già) in che cavolo di paese siamo.

Parentopoli: come lavorare in Sicilia

Non sei parente di un politico? Mi dispiace per te! La Sicilia è una regione di stupidi? Forse sono i politici che fanno gli stupidi, cercando di ritenere stupido chi stupido non è. Parentopoli si allarga a macchia d’olio, sempre che a qualcuno non venga in mente di

bloccare tutto, continuando l’orgia di parenti che  riempiono le cariche, tagliando realmente chi merita. Se hai una Fiat Punto non potrai avere mai “cariche”, se hai invece una Maserati sei un eccezionale figo da assicurarsi cariche, anche se poi non comprendi un cazzo. L’opposizione se ne sta sempre e solo a guardare e a lamentarsi timidamente. Mentre i Lupin che comandano mangiano sempre tutto, camuffandosi da santi. Vestiti continuamente in giacca e cravatta. E ti fanno credere “politicamente corretto”. Loro, i benpensanti.
Circa il 70 percento dei siciliani ha trovato il posto grazie a parenti, conoscenti o “potenti”. Al diavolo le agenzie interinali, gli uffici di collocamento. Qui ciò che conta è la raccomandazione, felicemente obbligati a bussare alla porta dell’Ufficio spinte e bustarelle. Corruzione e clientelismo vanno a braccetto, visto che spesso è necessario “pagare” il potente di turno per poter accedere ad un impiego pubblico. Trovare lavoro è difficilissimo perché devi essere segnalato, conosciuto, sponsorizzato, figuriamoci fare carriera. Chi ha una rete di rapporti sociali proficui va avanti, chi no resta indietro anche se ha maggiori capacità e doti. I cervelli non riescono a emergere in un Paese come il nostro, quindi chi può emigra in Paesi in cui la meritocrazia è un termine conosciuto e non umiliato.
Negli Stati Uniti, Obama e McCain, sono stati nel mirino della stampa perchè accusati di essersene fregati di parenti in disfacimento, totalmente rovinati economicamente. Il neo Presidente ha un fratello (mamme diverse) che vive in una baracca, alla periferia di Nairobi. Non è un bel posto, e nemmeno una bella posizione. Il caso del repubblicano è meno significativo, perché in quel caso si tratta addirittura della sorella di sua moglie. E la situazione economica era tutt’altro che misera. Però, si chiedevano i media americani, si può eleggere Presidente (cui si affiderà la sorte del Paese) una persona capace di abbandonare i propri cari (tanto per dire) al loro destino?
Fa tanto sorridere se letto con gli occhi di un siciliano. Da noi, non solo non si abbandonano i familiari più stretti, ma si sistemano interi stirpi. E a nutrire tali sentimenti di casa non sono solo i politici, mettendo tutto in conto alla nostra collettività, ma intere categorie professionali: professori universitari, medici, notai e via dicendo. Se un parente, o un amico, si trova in difficoltà e lo si soccorre di tasca propria, si fa cosa giusta. Ma se si interpreta la propria posizione di potere (pubblico o privato) quale strumento per sistemare tutti, allora si fa cosa sbagliata e si fa regredire tutti al medioevo.
Gli americani si interrogano su che tipo di persone eleggere, noi faremmo bene a chiederci quanto caspita ci costa un modello/sistema in cui tutti sperano di approfittare, salvo parlare male di quelli che ci sono riusciti. Gli americani possono chiedersi fino a che punto è doveroso aiutare un fratello, noi già “manteniamo” i cugini, umiliando il merito, impoverendoci tutti.
La Sicilia, un Paese di raccomandati.

FONTE: osservatorio sicilia     


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