Sogni di luce

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Il mestiere dell’informazione è un mestiere molto articolato, in quanto fare informazione non significa soltanto pubblicare delle notizie su un giornale, sia esso il giornalino della scuola, della parrocchia, della fabbrica o più comunemente di un mensile o un quotidiano.

Fare informazione significa divulgare delle informazioni che possono spaziare dal semplice fatto di cronaca all’editoriale, passando per l’approfondimento della partita di calcetto.

Non solo! Questo lavoro necessita della sinergia di un discreto numero di elementi che collaborano tra di loro al fine di presentare un prodotto-servizio in grado di informare o ancora meglio far riflettere il lettore (ma non solo).

In questo ecosistema che è l’editoria (ma non per forza), troviamo la figura del PORTAVOCE, costui ha il gravoso compito di divulgare un messaggio, sia esso politico, culturale o di altra natura, di una o più persone.

la sua opinione in merito non è contemplata, non ha importanza se la sua idea sia concorde o discorde con quella delle persone di cui fa la veci, il suo compito è semplice ma essenziale, si tratta infatti della interfaccia di collegamento tra e il suo referente e il soggetto a cui è indirizzato il messaggio.

Si può dire che è un elemento senza infamia ne lode, neutro nella sua collocazione più semplicistica, ne acido ne basico.

Un’altra figura simile al portavoce anche se per certi versi più istituzionale è quella che risponde al nome di ADDETTO STAMPA, questo, ha il compito di mettere in comunicazione tramite l’ufficio stampa, le amministrazioni (per lo più pubbliche) della quale si occupa, con i professionisti dell’informazione.

Tuttavia non sempre questo compito viene svolto nel migliore dei modi, di fatti capita spesso che alcune di queste figure istituzionali un po per l’italica lentezza della pubblica amministrazione, un po per questioni non proprio istituzionali, rendano difficoltoso l’accesso a queste informazioni, se poi si considera l’arretratezza tecnologica che contraddistingue le amministrazioni italiane, si può capire in che condizioni debba lavorare un giornalista, del resto non si può pretendere molto da persone che nel peggiore dei casi, il massimo della loro cultura informatica è sapere che cliccando sulla E tipica di internet explorer, è possibile vedere le donnine inniude.

Un altro agente del mondo dell’informazione è il RESPONSABILE DELLE COMUNICAZIONI, che si è reso necessario nel momento in cui le imprese e le varie organizzazioni si resero conto che in un mondo dove i desideri e le necessità vengono indotti dai media, il semplice prodotto o servizio non bastava più, bisognava creare una identità un messaggio che contraddistinguesse il prodotto, una immagine che fosse evocata da quel determinato servizio.

A questo scopo il responsabile delle comunicazioni si occupa di delineare e diffondere l’immagine, le caratteristiche, non che ipotetici valori che fanno parte della figura dalla società per cui lavora, poco importa se queste caratteristiche non si rifanno a quello che è la realtà, ma in fondo cosa è la realtà se non l’insieme delle percezioni effettive o indotte rispetto ad una determinata cosa. E’ proprio si questo limite tra il reale e il fittizio che si svolge il lavoro di questa controversa figura professionale.

Una delle figure principali del giornalismo che non può mancare in questo ecosistema, quella che fa leva sull’immaginario collettivo, quasi a diventare una figura mitologica, è quella del CRONISTA.

Il compito del cronista è quello di riportare delle notizie, punto (bravo, bella scoperta!!). Potrebbe sembrare la cosa più semplice del mondo ma non lo è, di fatti il sul compito è quello di raccontare gli eventi di qualsiasi tipo nel modo più imparziale possibile… o almeno così dovrebbe essere, senza considerare le fisiologiche inflessioni dovute al pensiero personale dello stesso, c’è da dire che spesso è volentieri questa regola non viene rispettata, specie quando bisogna infarcire gli articoli di dettagli che spaziano dal frivolo allo splatter per far leva sull’interesse del lettore, o peggio ancora quando bisogna necessariamente seguire una linea editoriale che cade dall’alto, con buona pace del codice deontologico.

In cima alla catena alimentare del giornalista si trova il DIRETTORE, il compito di tale figura è quella di dirigere appunto il mezzo di informazione, stabilendo la sua impostazione, la sua mission, non ché il compito dei vari elementi che ne fanno parte, ma sopratutto mantenere la linea editoriale il più imparziale possibile, ne va della rispettabilità, e dell’onore di una professione spesso troppo ostacolata dai piccoli o grandi gruppi di potere.

Questo sistema piramidale che vede in cima una dirigenza che magari ha degli orientamenti politici ben definiti, è l’anello debole della informazione, in particolar modo nel caso in cui il direttore di una ipotetica testata giornalistica tende come detto poco più su a definire una linea editoriale a cui i giornalisti volenti o nolenti si devono attenere, probabilmente queste storture hanno poco effetto su quei redattori che si occupano di giornalismo per puro spirito hobbystico, per passione, e se non sta bene la linea editoriale del giornale, possono semplicemente rifiutarsi di collaborare o meglio ancora migrare verso altri lidi più obbiettivi.

Diverso invece per chi fa della informazione la propria professione, da cui dipende il suo sostentamento e quello della propria eventuale famiglia, a questo punto le scelte non sono molte, o si cerca di cambiare redazione, oppure ci si allinea in posizione supina a quella linea editoriale che non si condivide, avendo tuttavia l’accortezza di prendere il proprio tesserino e metterlo in un posto dove difficilmente potremo incrociarvi lo sguardo del resto si deve poter pur dormire la notte.

Questi sono alcuni degli elementi caratteristici del mondo dell’informazione, se c’è uno dei diritti fondamentali della società è quella di venire a conoscenza dei fatti il più obbiettivamente possibile, questo non significa che non sono ammesse le opinioni personali del redattore, l’importante è che questi “editoriali” siano l’espressione personale dell’autore e che non facciano parte della linea editoriale del giornale di cui fa parte, del resto il confronto è alla base di qualsiasi discussione.

E’ questo infatti il fine ultimo della informazione far riflettere il lettore, approfondire i propri e gli altrui punti di vista, al fine di far maturare, evolvere, o semplicemente confermare il proprio pensiero.

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