Sogni di luce

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Il lavoro del giornalista è quello di dare al lettore un resoconto dettagliato dei fatti riguardanti una determinata cosa, questo significa riportare il più fedelmente possibile i dettagli significativi del caso di cui ci si sta occupando.

Fatta questa premessa c’è da dire che spesso il giornalista è messo in condizioni di non poter fare nel modo ottimale il proprio mestiere, per via del fatto che spesso le circostanze dell’accaduto non permettono allo stesso di raccogliere i dati sufficienti per lo svolgimento del proprio compito, tuttavia questo non dovrebbe portare il così detto giornalista ad infarcire il proprio articolo di elementi che non possono definirsi proprio integrativi dell’articolo in questione.

Dare spazio a voci di corridoio, a quanto pare… si dice che… sembrerebbe che… e altri verbi condizionali, nel migliore dei casi serve soltanto a riempire il così detto articolo o post, ignorando il fatto che spesso bastano quattro righe per raccontare l’accaduto, oltre al fatto che diffondere certe informazioni di provenienza incerta comporta spesso una immagine falsata e distorta dell’evento, una fotografia viziata dal punto di vista delle fonti di queste informazioni, nei casi peggiori fraintendimenti, per via di dicerie che spesso sono tutt’altro che fedeli alla realtà delle cose.

Si potrebbe obbiettare sul significato di realtà, e perfino sulla percezione del tutto personalistica della gente di fronte ad una serie di avvenimenti, che porta ad avere diversi punti di vista o addirittura diversi gradi di verità di un dato avvenimento, del resto si sa, la concezione di una verità bipolare, o bianco o nero, o vero o falso, è una descrizione infantile se non addirittura fallace. Tuttavia è cosa buona e giusta evitare di integrare informazioni che non aggiungono niente di significativo al nostro articolo.

Per quale motivo allora c’è il bisogno di infarcire gli articoli di cronaca, con presunti dettagli che non danno nessun contenuto integrativo, sapere dei problemi finanziari di un suicida mi permetterà di avere una visione più ampia dell’accaduto? O forse è un tentativo di dare delle risposte alle domande che tutti noi ci poniamo quando veniamo a conoscenza di questi tragici eventi.

Venire a conoscenza di queste cose cambierà l’opinione che gli amici hanno di quel ragazzo? Credete che gli importi qualcosa ai parenti, dei presunti debiti che avrebbero portato ad un tale gesto?

Io sinceramente credo di no, non credo che questo sia un bel modo di fare informazione, come non è molto professionale aggiungere delle fotografie che ritraggono il luogo dell’accaduto con freccioni che evidenziano i dettagli più appetibili siano essi un rigolo di sangue o un cumulo di calce che lo copre, per soddisfare quella curiosità morbosa quasi voyeuristica che molti di noi hanno verso i fatti di cronaca, quel tentativo di far leva sugli appetiti più bassi dei lettori.

Una spettacolarizzazione della cronaca che serve soltanto ad aumentare il numero di lettori, una deriva che a tratti sfiora il trash, un prodotto fatto apposta per quanti di noi in corsa sull’autostrada non possiamo esimerci dal buttare un occhio nella direzione di un qualsiasi incidente, per la curiosità di scorgere qualche dettaglio splatter da poter raccontare agli amici, perdendo di vista il fatto che oltre le nostre curiosità morbose si cela un fatto spesso drammatico, sopratutto per chi ne è in qualche modo coinvolto, chiedetelo a loro se hanno voglia di rivedere quelle immagini o ascoltare ancora i pettegolezzi della gente.

Penso che il bravo giornalista non sia quello che si autocensura, ma quello che riesce a trovare un equilibrio tra la narrazione dei fatti e i dettagli, un senso di responsabilità che non deve mai mancare nella stesura di un articolo che tende prima di tutto al rispetto dei propri lettori.

Informare significa anche prendersi la responsabilità di quello che si scrive, il giornalismo da che mondo e mondo è sempre stato soggetto a pressioni di varia natura, questo perché il giornalismo è per sua natura scomodo, da fastidio ai potenti di turno e ai bulletti, e se capita evidentemente si è toccato un tasto che produce una certa sensazione di bruciore nel diretto interessato/i, non è la prima volta che questo mestiere spesso osteggiato viene ostacolato da quelli che vengono comunemente chiamati poteri forti, il mestiere di informare è una attività talvolta pericolosa, più che un mestiere potrebbe essere definito una missione, per questo motivo chi si dedica a questa professione/missione deve essere pronto a lottare per far si che la giusta informazione arrivi al cittadino.

Non ha senso ritrattare o eliminare dei contenuti che tra l’altro erano già stati autorizzati alla diffusione dalle forze dell’ordine (contenuti che per di più sono presenti su altri portali), a questo punto le alternative non sono molte, o si cede al ricatto, oppure si cerca di lottare contro chi minaccia la libertà di stampa facendo nomi e cognomi e denunciando il tutto alle autorità competenti, so che è una cosa difficile ma necessaria anche solo per dare un segnale alla propria comunità, che probabilmente avrebbe fatto quadrato contro i potentini di turno, so che i lettori lo vogliono anzi direi quasi che lo pretendono, in fin dei conti è questo il mestiere del giornalista con tutti i suoi pro e con tutti i suoi contro, non esistono giornalisti a metà, ma solo giornalisti.

Indubbiamente va la mia solidarietà per l’accaduto, ma non posso che notare che non ne viene fuori una bella immagine del giornalismo, un giornalismo libero finché non viene auto censurato per prevenire ripercussioni, e questo non è in alcun modo giustificabile, no questi non sono giornalisti, al massimo giornalai.

Articolo pubblicato su jonianews: ottobre 2008

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