Sogni di luce

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Quando si parla di qualità della vita, in particolare per quello che riguarda le tematiche ecologiche e ambientali, si pensa sempre a tutte quelle piccole e grandi azioni quotidiane che ci permettono di avere un miglioramento della vita quotidiana, il che è giusto, di fatti il riciclo dei rifiuti, o più semplicemente l’uso di tecnologie a risparmio energetico al posto di quelle ordinarie dovrebbe essere una cosa scontata.

Usufruire dei mezzi che ci offre la tecnologia, avere la mentalità per uno stile di vita che si oppone al consumismo fine a se stesso, allo spreco, è ormai diventato un dovere morale, spesso disatteso da tutti noi, tuttavia è compito anche delle amministrazioni comunali mettere il cittadino in condizioni di poterlo fare, il comune deve dare gli strumenti affinché si possa cambiare non dico stile di vita, ma quanto meno creare un modello innovativo di società, più etica, più eco compatibile, sembra quasi un’utopia, e per certi versi lo è, non è semplice passare da una società consumista ad una società più “virtuosa”.

In barba alle utopie, alcune amministrazioni comunali ci hanno provato, nel 2005 da quattro comuni fondatori (Monsano in provincia di Ancona, Melpignano in provincia di Lecco, Colorno in provincia di Parma, Vezzano Ligure in provincia di La Spezia) nasce l’associazione comuni virtuosi, una associazione senza fini di lucro che ha come obbiettivo di ridurre i consumi energetici della pubblica amministrazione anche con l’ausilio di fonti energetiche pulite e rinnovabili, rivalutare il territorio facendo uso di strumenti urbanistici facendo uso di norme inerenti l’efficienza energetica, una migliore gestione dei rifiuti introducendo la raccolta porta a porta, promuovere la diffusione di mezzi che fanno uso di carburanti ecologici o ad emissione zero, e in definitiva promuovere un miglior stile di vita.

Tra le iniziative promosse dalle amministrazioni che fanno parte della su detta associazione (al momento diciotto) si annoverano anche soluzioni per ridurre il consumo di acqua potabile, opere di bio architettura, lo smaltimento del 60 % dei rifiuti tramite il riciclo, la sostituzione dei normali lampioni per l’illuminazione stradale con lampioni che sfruttano la tecnologia led, capaci di un risparmio energetico dell’80%, fino ad arrivare alla distribuzione e incentivazione di pannolini ecologici (si a quanto pare esistono anche questi).

Vivere in un comune virtuoso significa vivere in un luogo dove l’amministrazione comunale tiene alla salute del cittadino, e un luogo dove viene rivalutato il territorio con un occhio all’ecologia che non guasta mai, da l’esempio di come ci si deve comportare non solo dal punto di vista ambientale ma anche sotto il profilo economico, si potrebbero elencare altre mille caratteristiche che deve avere un comune virtuoso ma basterebbe dire che un comune virtuoso non è altro che il modello di come dovrebbe essere qualsiasi amministrazione comunale.

Nonostante questi esempi di buona amministrazione, bisogna ammettere che questi lungimiranti comuni sono soltanto una mosca bianca su una montagna di………. spazzatura, ed ecco che tornano le utopie, di fatti la stra grande maggioranza delle amministrazioni comunali preferisce esternalizzare i servizi, cedendoli al business della spazzatura, i sistemi di erogazione dell’acqua potabile vengono privatizzati, e a livelli di stato centrale si parla di termo valorizzatori, di centrali nucleari nonostante ci siano delle alternative valide a queste tecnologie spesso tutt’altro che convenienti come nel caso delle centrali nucleari, e vengono bistrattate tecnologie che producono energia da fonti alternative e rinnovabili, non bisogna sottovalutare neanche le ripercussioni in ambito occupazionale e questo sopratutto per le regioni del sud.

Il cambiamento deve cominciare dal basso dalle iniziative comunali, e non mi stupisco se per un attimo il pensiero va all’unione dei comuni jonici, che potrebbe essere il gruppo motrice di un rinnovamento politico culturale, per far evolvere la riviera anche su questo aspetto, sarebbe l’occasione di creare qualcosa di veramente all’avanguardia e perché no, essere un modello non solo politico ma anche culturale, una bella utopia che si spera un giorno possa diventare un faro di rinnovamento per il comprensorio jonico.

Articolo pubblicato su jonianews: agosto 2008

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