Sogni di luce

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Articolo pubblicato martedì 2 febbraio 2010 da Le Figaro

Questi ultimi anni gli stipendi dei funzionari hanno registrato un forte incremento malgrado gli ordini opposti del governo, mentre gli effettivi raggiungono livelli record.

Stipendi record, boom degli effettivi, giro di valzer per i dirigenti alle spese del contribuente: la sicilia ha uno strano modo di interpretare la crisi nella gestione dei suoi funzionari

Tra il 2004 e il 2008, secondo l’ultimo rapporto della Corte dei conti, gli stipendi sono aumentati del 38% sebbene il governo avesse imposto crescita zero alle remunerazioni della funzione pubblica. Tali stipendi raggiungono in media 42 756 euro all’anno, cioè più del 40% di quanto guadagna un impiegato del ministero. Quanto agli effettivi, sono aumentati di 2050 unità nel corso degli ultimi otto anni raggiungendo così la cifra record di 14 158 funzionari (di cui 2 110 dirigenti) e 6 700 membri permanenti del corpo forestale. Durante il solo 2009, l’attuale governo di Raffaele Lombardo ha provveduto a due ondate successive di assunzioni di una ventina di dirigenti, pagati ognuno 150 000 euro all’anno, senza contare la macchina di servizio con autista.

È tuttavia al suo predecessore, Salvatore Cuffaro, oggi incolpato di complicità con la mafia, a cui va la condanna dei magistrati. Gli ci sono voluti otto anni per fare applicare la riforma che indicizza le pensioni sulle cotizzazioni e non più sugli stipendi. Per sua fortuna, la Sicilia, regione a statuto speciale, non deve rendere conto a Roma.

Fonte tradotta in italiano: http://italiadallestero.info/archives/8879

Fonte originale in francese: Le Figaro

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Carnevalate di inizio settembre (loro possono permetterselo)

Carnevalate di inizio settembre (loro possono permetterselo)

Signori il carnevale deve ancora venire, mi fa piacere che voi a distanza di mesi siate già in pieno spirito goliardico, e mi rallegra il fatto che almeno c’è gente, così spensierata, tanto che l’unico problema nella propria vita è organizzare pagliacciate come questa.

Per quanto “potrei” (ma non è detto) anche essere d’accordo con il problema sollevato con la vostra goliardata, ricordo che per comunicare con la cittadinanza esistono metodi più consoni, come i comunicati stampa (sono stati inventati per questo), se volete dire qualcosa alla cittadinanza, basta inviare una mail ad una delle diverse redazioni della nostra zona, o perché no anche questo blog indipendentemente dal colore politico, senza scadere in “fesserie” come questa.

(Le “torri di babele” hanno da sempre creato “mostri”)

Scuola, la Lega: test sul dialetto per i prof
Pd: incostituzionale. La riforma si blocca

Nella proposta un test sulla conoscenza della storia e delle tradizioni regionali. Cicchitto: non c’è divisione con il Carroccio

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=67538&sez=HOME_SCUOLA

Test dialetto prof, Lega: polemica sterile
Gelmini: nessun conflitto Pdl-Carroccio

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=67592&sez=HOME_SCUOLA

Invece d’insegnare unione e solidarietà a scuola, certa politica dell’attuale maggioranza crea con tutta evidenza anche divisioni linguistiche e quindi automaticamente sociali ed etniche.

L’attuale periodo storico politico italiano passerà certamente alla Storia come il più decadente ed incivile che ci sia stato dal dopo-guerra.

L’attuale involuzione sociale ed etica della società italiana, visibilmente anche alimentata da certi media televisivi privati e pubblici palesemente al servizio del sistema politico, istituzionale e affarista, sta partorendo un delirio autolesionista che finirà con il “Neanderthaliare” l’intera società italiana.

La colpa di tutto questo palese rigurgito di intolleranza è anche colpa di una certa opposizione, visibilmente troppo attaccata alle sue poltrone tanto da “gridare” la sua avversione a bassa voce.

Ai nostri politicanti da Tv:

Ci sono storicamente “limiti” civili e sociali, che una volta oltrepassati, poi non si ritorna indietro se non in modo “doloroso”.

Le “torri di babele” hanno da sempre e solo ingenerato confusione e concepito “mostri” sociali.

Il nostro cervello si è fortemente strutturato per il linguaggio permettendo alla nostra specifica specie di circa 250 mila anni addietro di essere quella emergente rispetto a tutte le altre perché abbiamo la capacità fisiologica e la giusta mutazione genetica per parlare e quindi per capirci e trasmetterci le informazioni, ma evidentemente e purtroppo, il nostro ciclico cervello è anche capace di rigurgitare ancestrali modelli da “primati” come quelli a cui si ispira certa politica di centro destra per questa Nazione.

Fonte: http://www.jonialife.it/index.asp?action=viewart&id=4147

L’altro giorno mi trovavo al minimarket (o “putia” che dir si voglia, sempre se si può ancora parlare delle classiche botteghe, direi quasi di quartiere) dove abitualmente sono solito andare, soffermandomi su una discussione tra la commessa e una cliente, il tema era la crisi economica, del resto lo sappiamo tutti, è difficile fare la spesa, il potere d’acquisto dei consumatori è basso, e spesso ci si ritrova a chiacchierare con gli amici su come questa crisi influisce sulle nostre vite.

Mentre la cassiera annuiva, la cliente in questione, in modo anche piuttosto semplicistico si domandava “ma se mancano i soldi per quale motivo lo stato non ne stampa di nuovi?” allora irrompendo nella discussione ho detto, purtroppo non è mica lo stato che stampa i soldi ma la BCE la banca centrale europea, che in qualche modo è come se li prestasse allo stato italiano, manco finisco di parlare che vedo delle occhiate perplesse rivolte verso il sottoscritto, manco avessi detto “sono stato rapito dagli ufo”.

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Una volta si diceva “andiamo in guerra con i soldi di carta” e per la gioia della cliente su menzionata qualcuno ci ha pensato davvero, è il caso dello SCEC ovvero Solidarietà ChE Cammina, non è una vera e propria moneta ma più che altro un buono locale di solidarietà, complementare all’euro con rapporto di cambio 1 a 1, anche se non è convertibile in moneta, sfruttabile come un vero e proprio buono che alleggerisce la nostra spesa di un massimo del 30% di sconto, facendo crescere in questo modo il nostro potere d’acquisto.

Ma come funziona questo SCEC? Una volta aderiti al circuito SCEC ci viene dato gratuitamente una certa quantità di questi buoni, in modo periodico, in questo modo il consumatore potrà andare nelle attività che fanno parte al circuito per usufruire di questo sconto, a sua volta il commerciante potrà riutilizzare gli SCEC accumulati per le proprie spese, lo stesso vale per l’imprenditoria e per i liberi professionisti.

Questo buono essendo rilasciato gratuitamente non crea nessun tipo di debito, e resta localizzato sul territorio per via della natura territoriale del progetto, portando benefici all’economia locale, aumentando nel contempo la capacità di acquisto delle famiglie.

Come è organizzato il circuito SCEC? Come recita il sito ufficiale del progetto ASSOCIAZIONE ARCIPELAGO SCEC, il progetto è nato grazie alla collaborazione tra economisti, analisti finanziari indipendenti, commercialisti, imprenditori, e semplici cittadini, ed è costituito da questo arcipelago che riunisce tutti gli esperimenti italiani di moneta complementare, chiamate ISOLE ovvero le associazioni impegniate ad implementare sul territorio questo circuito, basato sull’analisi di circa quattromila esempi di monete complementari in tutto il mondo.

Molte regioni hanno aderito al circuito SCEC tra queste Lombardia, Toscana, Lazio, Calabria, Friuli-Venezia-Giulia, Veneto, Umbria, Campania, e da poco anche la Sicilia, difatti nell’aprile di questo anno il progetto è stato presentato in una conferenza organizzata dall’associazione “Sicilia Stupor Mundi” ovvero l’associazione culturale che si prefigge l’obbiettivo di avviare il progetto SCEC in Sicilia, patrocinata anche dalla provincia di Palermo.

Al momento nella provincia di Messina le attività facenti parte al circuito SCEC sono ancora poche, di queste la maggior parte operano nel settore turistico-alberghiero, e nell’artigianato di nicchia (non ho niente contro il sapone artigianale all’olio di oliva, ma non è una spesa comune, tanto da pesare nel bilancio famigliare) di queste nessuna presente nella riviera jonica.

Non sarebbe una cattiva idea implementare il circuito dei buoni di solidarietà “che camminano” nel tessuto imprenditoriale nostrano, potrebbe essere un incentivo per le famiglie della riviera che non riescono a districarsi tra spese e tasse da pagare, è un utile mezzo per monetizzare, e ovviamente non mi riferisco soltanto ai commercianti, che consumatori a loro volta possono creare una rete di solidarietà, capace da un lato di fare prendere una boccata d’aria alle nostre finanze, dall’altro permettere che la ricchezza generata nel territorio resti sul territorio.

Questo articolo è presente sul numero di luglio di jonianews

L’altro giorno ho letto questo articolo sul sito di JONIA life, a cura del Prof. Domenico Bonvegna.

Ora lungi da me far diventare questo blog un sito anti Bonvegna, tuttavia non potendo scrivere le mie riserve sull’articolo postato dal su detto sul sito in questione, mi permetto di scrivere le mie opinioni in merito sul mio blog, del resto ho creato il blog per dire la mia, e non credo che ci sia il rischio che diventi monotematico.. non c’è mica solo Bonvegna 🙂

Tornando all’articolo il professore scrive…..    o meglio estrapola da alcuni libri una serie di argomentazioni, tese a difendere le posizioni di chi legittimamente è d’accordo con l’ affissione di simboli religiosi nei luoghi pubblici, in particolare nel testo si fa riferimento al crocefisso, concludendo con una nota in merito all’insegnamento della religione cattolica nelle scuole italiane.

Per risponedere alle domande presenti nel titolo, l’articolo comincia dicendo…

A pagina 46 del libro Ho 80 Tanta fiducia, padre Piero Gheddo, risponde alle domande con un no secco, è doveroso ed è giusto che nelle aule dei tribunali, negli ospedali, nelle scuole e in tutti gli edifici pubblici, il crocifisso ci deve essere. Perché è il simbolo della religione maggioritaria, della nostra storia italiana e dell’Occidente cristiano a cui apparteniamo. Padre Gheddo sottolinea che il crocifisso non è solo un simbolo religioso, ma il simbolo delle virtù dell’Europa, l’espressione più alta della nostra civiltà, che ha dato al mondo i principi massimi su cui si fonda la Carta dei Diritti dell’uomo dell’Onu.

dico interessante quanto scritto, ricapitolando le giustificazioni per l’imposizione del crocefisso sono:

  1. Siamo di più, noi cristiani siamo la maggioranza, quindi qualsiasi struttura pubblica sia essa una scuola, un tribunale un ospedale, deve rappresentare tutta la società ma un po di più i cristiani, perché appunto siamo tanti, ma tanti, manco immaginate quanti….
  2. L’occidente basa le sue radici sul cristianesimo, fesso io che pensavo che il simbolo della nostra società occidentale fosse la democrazia (quella che ci resta) , recentemente abbiamo compiuto delle guerre sante in nome della democrazia, l’abbiamo esportata anche se in modo non molto democratico, e da quanto mi risulta la democrazia non è un concetto cristiano, la democrazia affonda le sue radici ad atene, molto interessante il discorso di Pericle sulla democrazia ateniese, che forse l’autore farebbe bene a leggere, e già che c’è una ripassatina, alla dichiarazione dei diritti dell’uomo dell’onu, vista che è stata inserita nel discorso.

piccola nota, nel dicembre del 2008  il vaticano non firma la convenzione onu sui diritti delle persone con disabilità, forse troppo poco cristiana?

L’articolo continua…

Recentemente ho recensito il volume Come la Chiesa Cattolica ha costruito la civiltà occidentale di Thomas Woods, un giovane storico americano, che puntualmente ribadisce questi concetti. E’ dall’Europa cristiana che scaturisce il valore di ogni persona umana, la parità dei diritti fra uomo e donna, il valore della democrazia, della giustizia sociale, il principio dell’amore e del perdono. Perché mai dovremmo vergognarci della croce di Cristo? Si chiede don Piero.

Stesso discorso, si cerca di etichettare l’occidente e l’europa in un contesto cristiano, la stessa europa che come è stato detto più volte dalle gerarchie cattoliche viene gestita da grigi tecnocrati, il che potrebbe essere condivisibile peccato che il motivo di questo astio con le dirigenze di Bruxelles, sia dovuto ad una politica evidentemente troppo laica per le gerarchie in questione, forse qualcuno si ricorda del NO del vaticano alla depenalizzazione dell’omosessualità.

L’articolo continua con alcuni presunti eccessi di laicità, poi dice…

Che cosa farebbe dell’insegnamento della religione a scuola: lo abolirebbe? Lo trasformerebbe in ora di cultura religiosa? Don Piero risponde che lascerebbe un’ora di religione cattolica per gli studenti che vogliono partecipare, ma che sia una vera ora di cristianesimo, che spiega cosa ha fatto e detto Cristo e cosa dice oggi la Chiesa, che lo incarna nella cultura e nei costumi del nostro tempo.
Spesso nelle ore di religione si parla di tutto tranne che del Vangelo, gli insegnanti di religione debbono essere convinti di dover dare informazioni sul cristianesimo e un’educazione a giudicare i fatti della vita secondo il Vangelo e la millenaria tradizione ed esperienza cristiana. Per il missionario. È giusto che la religione cattolica, in Italia, goda di un trattamento di preferenza, essendo gli italiani in gran parte cattolici battezzati e se scelgono l’ora di religione è per approfondire la fede ricevuta nel battesimo; e poi anche perché in questa fede si radica la cultura italiana, cioè arte, letteratura, architettura, costumi di vita, moralità privata e pubblica, feste popolari, santuari e pellegrinaggi.
Quindi niente cultura religiosa obbligatoria per tutti……..

…..Quanto agli alunni di altre religioni è giusto che ci sia una scuola che insegni la loro fede a chi vuole partecipare. A condizione che quanto si dice nelle lezioni non sia contrario alla Costituzione italiana e alla carta dei Diritti dell’Uomo dell’Onu e qui Gheddo fa riferimento esplicito agli insegnanti islamici nelle moschee e nelle scuole coraniche che più che insegnare le preghiere e le norme morali del Corano, troppo spesso si incita all’odio verso l’Occidente.

Don Piero è buono e compassionevole, e l’ora di religione cattolica non la obbligherebbe mai a nessuno (le altre materie invece devono essere insegnate sotto un bel crocefisso) ma deve essere fatta bene perché la nostra società è basata su questo insegnamento.. dice lui… sempre per Don Piero è giusto che l’insegnamento della religione cattolica sia privilegiata rispetto agli altri culti perché? ma perché noi cristiani siamo tanti, ma tanti….

Qualcuno dovrebbe spiegare al Don Piero che gli insegnati di religione cattolica non sono soltanto privilegiati dal punto di vista formativo, ma anche economico visto che vengono pagati di più rispetto ai loro corrispettivi, che hanno la colpa di insegnare materie diverse, ovviamente stipendio pagato con le tasse di tutti i contribuenti italiani siano essi cristiani o non.

Per non parlare di tutto l’iter necessario per essere abilitati al’insegnamento, iter che viene aggirato dagli insegnati di religione per via del fatto che è sufficiente il via libera del vescovo.

Tutto questo va contro la dichiarazione dei diritti dell’uomo (quella cristiana) tanto da far attivare l’unione europea chiedendo lumi al  governo.. sempre loro i tecnocrati di Bruxelles.

Fonte

L’articolo si conclude con la magnanimità di Don Piero che è d’accordissimo ad insegnare agli studenti di fede diversa una materia religiosa supplementare

Evidentemente il Don non sa dei problemi che si incontrano solo per la materia supplementare all’insegnamento della religione cattolica sia essa matematica o italiano (per tutti gli studenti che sono esonerati dalla materia) figuriamoci se si dovesse assumere un insegnante di religione diversa, in fattore delle diverse fedi presenti in una scuola.

non sarebbe molto più semplice eliminare l’ora di religione cattolica in favore di una materia che insegni storia delle religioni indipendentemente dalle diverse fedi presenti nella classe, certo in questo modo la casta degli insegnanti di religione resterebbe disoccupata e perderebbe tutti i suoi privilegi…

E’ vero anche che con i tempi che corrono è difficile parlare di queste cose, il professor Marani è stato sospeso dal suo incarico solo per aver fatto un questionario agli allievi chiededo se preferivano fare un’ora di religione cattolica o impiegare quel tempo per imparare i diritti civili, non so se lo scandalo sia dovuto al fatto in se, oppure al fatto che soltanto l’ 11% degli studenti ha risposto che sceglierebbero l’ora di religione cattolica.

Per chi fosse interessato è stata creata una petizione per dare il proprio sostegno al Professor Marani e per chiederne la sua reintegrazione. Cosa diceva la carta dei diritti dell’uomo?

http://petizione-per-alberto-marani.netsons.org

Per quanto riguarda le pseudo radici cristiane dell’occidente, il redattore dell’articolo non chè il suo estrapolatore farebbero bene ad informarsi meglio su quanto la nostra civiltà occidentale debba molto all’islam.

Be mi sembra di aver detto tutto…

Interessante articolo sul tema della sicurezza

scritto da Agostino Spataro

LA SICUREZZA E’ DI DESTRA O DI SINISTRA?
di
Agostino Spataro

Di questi tempi, si fa un gran parlare di riforma della “sicurezza” anche se non si capisce quale e a che cosa dovrà servire tutta questa sbandierata sicurezza.
In realtà, più che una riforma sembra un’invocazione generica, demagogica, nel bel mezzo di una campagna elettorale. Tuttavia, sarebbe da stolti non vedere che per quanto populista sia l’approccio i suoi promotori fanno leva su problemi reali.
Il bisogno di sicurezza, infatti, è venuto crescendo nella società, soprattutto nei settori meno abbienti e perciò meno protetti. Talvolta questo bisogno è gonfiato ad arte per mezzo di campagne mediatiche mirate ed allarmistiche, ma si basa sempre su un nucleo di verità. Perciò è utile rifletterci sopra, tentando di rispondere ad alcuni interrogativi che frullano, insoluti, nella mente un po’ frastornata della gente.

Sicurezza o ordine pubblico democratico?
Già il termine stesso di “sicurezza” suscita qualche perplessità, specie se non è accompagnata da un’aggettivazione che la definisca nel suo valore politico e in sintonia col dettato costituzionale e col diritto internazionale.
Solitamente, si usa tale termine in riferimento ad un edificio, ad un’infrastruttura, ad un lavoratore, all’integrità territoriale di un Paese, ecc. Insomma, il concetto di sicurezza più s’addice a qualcosa di specifico meno ad un sistema complesso e in evoluzione di relazioni umane, sociali, ambientali.
A scanso di equivoci, meglio sarebbe dire “ordine pubblico democratico” che sembra una dizione più idonea per definire il sistema e più consona con lo spirito e con la lettera della Costituzione repubblicana e antifascista.
Per essere veramente democratico quest’ordine deve essere concepito, organizzato e partecipato come risultante di uno sforzo coordinato e congiunto di tutte le forze sociali e politiche che affidano allo Stato la responsabilità di farlo funzionare, secondo giustizia, efficienza ed uguaglianza.
Ovviamente, i cittadini possono/debbono collaborare con lo Stato in questa delicata opera di salvaguardia del bene comune.
Possono farlo, senza bisogno di ronde e di compagnie di ventura che creano confusione sul terreno operativo e possono debordare in una gestione partigiana, arbitraria della sicurezza.
Parliamoci chiaro, le milizie, i volontari con le divise o con le camice nere, rosse, verdi, ecc. sono sempre stati al servizio di un progetto politico o di uno Stato autoritari.
In Italia, per altro, questa esperienza è stata amaramente vissuta con la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale fortissimamente voluta dal fascismo il quale, con la scusa di combattere la delinquenza, se ne servì per soffocare la democrazia politica e la libertà dei cittadini.
Se una riforma c’è da fare è la riorganizzazione delle forze dell’ordine che devono essere strutturate e dotate dei mezzi necessari per adempiere al meglio ai compiti istituzionali, senza essere distolte per incombenze di tipo amministrativo o, peggio, per garantire una scorta, sovente solo uno status-symbol, ad una pletora di esponenti politici e di governo.

La riforma governativa corrisponde al bisogno reale di sicurezza?
A parte talune norme antimafia (non disprezzabili), il provvedimento Lega-Berlusconi, oltre che discutibile nel merito, appare inadeguato al bisogno poiché offre una risposta parziale e pasticciata ad un problema complesso e vasto qual è quello della “sicurezza globale” che, certo, non può essere ridotta all’immigrazione clandestina.
Se per sicurezza deve intendersi, in primo luogo, la tutela della vita e della salute umane, questo provvedimento trascura la gran parte dei fattori d’insicurezza che ogni anno, in Italia, provocano diverse migliaia di vittime e feriti. Più di una guerra mediorientale. Penso all’elevato numero di vittime per incidenti stradali o sul lavoro, ai casi di malasanità, alle aggressioni della microcriminalità, alle violenze di quella organizzata, al bullismo, alla pedofilia, alla sfruttamento della prostituzione, al mercato nero del lavoro, al contrabbando, alle sempre più frequenti esplosioni di follia, di gelosia, ecc.
Una sequenza impressionante di eventi tragici che chiamano in causa l’organizzazione della società e le responsabilità dello Stato e dei vari organismi preposti alla prevenzione dei reati e al controllo del territorio.

Garantismo o permissivismo?
In realtà, la tanto sbandierata “sicurezza” leghista e governativa, concentrandosi ossessivamente sull’immigrazione clandestina, non interviene sui diversi fronti dell’insicurezza diffusa, soprattutto nei grandi centri urbani e nelle periferie dove si registrano i più gravi allarmi sociali.
Rispetto a tali fenomeni c’è un groviglio di cause che vanno chiarite e rimosse, richiamando la responsabilità della classe dirigente che sembra avere abbandonato la società alla deriva, in balia di un permissivismo eccessivo contrabbandato per garantismo.
Tale “equivoco” ha creato uno squilibrio fra la giusta esigenza del recupero dei soggetti deviati e la tutela dei diritti dei cittadini vittime delle varie devianze.
Insomma, si è capovolto il senso vero dello Stato democratico che, in primo luogo, deve tutelare la sicurezza, i diritti dei cittadini onesti e dopo, se compatibili con tale priorità, anche quelli di chi, in vario modo, vi attenta.
Questo a me pare un punto chiaro da riaffermare anche da parte di una sinistra che, se vuole aspirare ad un ruolo di governo, non può regalare al centrodestra il monopolio della sicurezza, per altro esercitato in chiave propagandistica e populista.

Ma la sicurezza è di destra o di sinistra?
Penso che dovrebbe essere un valore fondante della convivenza civile, condiviso da tutte le forze democratiche. Tuttavia, se proprio le si vuol dare una connotazione politica credo che tutelare la sicurezza dei cittadini sia più interesse della sinistra e delle forze progressiste e meno della destra.
Se non altro per il fatto che la domanda di sicurezza proviene, prevalentemente, dai ceti medi e meno abbienti i quali si rivolgono allo Stato perché, a differenza delle classi agiate, non dispongono di mezzi propri per tutelarsi.
Ecco perché dovrebbero essere le forze di sinistra, progressiste a farsi carico del problema, con politiche basate sulla prevenzione e sul recupero, ma anche, se è necessario, sulla giusta repressione dei reati, come vuole la legge. Lasciare tale compito al centro-destra è un grave errore politico poiché – come si vede – non risolve il problema della sicurezza vera e ne fa solo una bandiera da agitare per fini elettorali. Senza dimenticare che, storicamente, la destra ha sempre strumentalizzato il bisogno di sicurezza per imporre un ordine autoritario, talvolta illiberale.

Fonte: http://www.guidasicilia.it/ita/main/news/index.jsp?IDNews=35140


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