Sogni di luce

La radio tra passato presente e futuro

Posted on: 11 gennaio 2010

Erano gli anni settanta quando grazie ad una norma appositamente emanata dalla corte costituzionale che liberalizzava l’etere, si permetteva alle prime radio private italiane di trasmettere, nascevano infatti le prime “radio libere” non che non ci fossero stati altri esperimenti prima, semplicemente adesso la legislazione italiana non considerava più pirati gli amatori che si accingevano nell’uso-sperimentazione di questa nuova forma di comunicazione, il tutto con costi relativamente bassi.

Le radio libere non erano soltanto esperimenti ludico-imprenditoriali (con i limiti del caso ovviamente) ma spesso erano sinonimo di radio impegnate sia politicamente che socialmente, un esempio su tutti “radio Aut” radio autofinanziata nata nel settantasette fondata da Peppino Impastato dove denunciava gli affari della mafia di Cinisi e di Terrasini, la radio cessò le trasmissioni nel settantotto, qualche mese dopo l’uccisione di Peppino da parte della mafia.

Con il tempo le radio impegnate lasciarono il posto alle radio a carattere commerciale, radicandosi sul territorio nazionale, sfruttando la peculiarità territoriale che le contraddistingueva, sia dal punto di vista culturale che economica, dando risalto alle attività commerciali presenti sul territorio, affermandosi per il periodo degli anni ottanta-novanta come delle importanti realtà locali.

Spesso infatti le radio a carattere commerciale erano dei veri e propri trampolini di lancio usati per arrivare alle radio commerciali a copertura nazionale, (Jerri Scotti, Dj Francesco) o addirittura nel mondo della musica d’autore, (Vasco Rossi, Jovanotti).. da Peppino Impastato a Dj Francesco un salto di qualità non c’è che dire.

Tuttavia il progresso tecnologico e l’evoluzione della multimedialità, hanno fatto si che grazie alla maggior diffusione di contenuti musicali, attraverso canali alternativi quali siti internet dedicati all’ascolto o al download di contenuti a prezzi irrisori, fino ad arrivare alle controverse reti P2P (peer-to-peer) hanno messo in discussione la funzione della radio così come oggi viene concepita, di fatti le possibilità di fruizione dei contenuti multimediali offerti dalla rete, hanno fatto si che sia più immediato scaricare le nostre canzoni preferite nel nostro lettore Mp3, che sintonizzarci con la nostra autoradio.

Quale possibilità allora, quali soluzioni adottare affinché si limiti il declino di questo mezzo che ha contribuito a fare la storia di questo paese, parlo di limitare in quanto è impossibile fermare il cambiamento dei mezzi di comunicazione non ché l’evoluzione delle forme comunicative, la radio così come è concepita adesso non durerà molto, soltanto cambiando la sua finalità da radio locale prettamente commerciale a radio nuovamente impegnata, una soluzione potrebbe essere tornare alle origini di questo fenomeno, colmando gli spazi vuoti lasciati dalle radio commerciali che via via andranno scomparendo, con delle radio autofinanziate a carattere informativo, impegnate nella realtà sociale del territorio e non solo, radio no profit, già adesso ne esistono diverse, supportate speso da una piattaforma on-line da cui trasmettere anche in streaming, ultimamente sta prendendo sempre più piede la tendenza a diffondere contenuti musicali distribuiti con licenze alternative (CREATIVE COMMONS) facilmente scaricabili e condivisibili, in modo da essere liberi anche dal gioco della Siae, ormai ridotta ad essere un ente obsoleto e fine a se stesso, non è passato infatti molto tempo da quando due radio locali “Europa radio e radio phenomena”, sono rimaste coinvolte in una querelle con la su detta.

La radio è morta quindi? No non ancora, bisogna soltanto trasformarla in qualcosa di diverso magari tornando alle origini del fenomeno che l’ha vista nascere, si potrebbe obbiettare che sarebbe più semplice creare una piattaforma on line che investire in una tecnologia che presto o tardi morirà, così come accadde quanto un certo Gutenberg inventò la stampa.. si probabilmente si, tuttavia non è detto che l’utilità sociale della radio sia finita tanto meno che le due tecnologie non possano coesistere, di fatti secondo un recente sondaggio americano sembrerebbe che in un campione di 3.000 possessori di i-pod il 47% degli intervistati di età superiore ai 18 anni sarebbe favorevole alla funzionalità di ricezione radio del popolare player multimediale, percentuale che aumenta sensibilmente spostandoci più in la con l’età, che arriva al 66% degli intervistati con una età superiore ai 34 anni.

A quanto pare il gap tecnologico-generazionale per una volta non ha una connotazione così negativa.

Articolo pubblicato sul numero di ottobre di JoniaNews, ricordo anche se in ritardo che in edicola c’è  ancora il numero novembre-dicembre.
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