Sogni di luce

Archive for gennaio 2010

Giorno 24 ottobre a Messina presso i locali del monte di pietà, si è svolto il consueto incontro annuale tra gli utenti appassionati del sistema operativo Gnu-Linux, evento organizzato dal Me|Lug (Messina Linux User Goup).

Una tradizione che ormai dura da sette anni quella del Linux day, ogni anno in tante città italiane (quest’anno 125) gli appassionati e non del sistema operativo libero si incontrano presso le sedi di questi eventi organizzati dai Lug di riferimento, per scambiare conoscenze, per confrontarsi, e per i newby l’occasione di avvicinarsi al mondo di linux.

Parola d’ordine “open” come open source, la filosofia su cui gravita l’intero universo informatico a cui è dedicato questo evento, open source come forma di democrazia partecipata, titola la slide che viene proiettata, e che ha il compito di introdurre i concetti fondamentali ai presenti, libertà applicata al mondo del software, dove chi ne detiene i diritti (di solito lo stesso creatore) ne permette lo studio la pubblicazione del codice e la modifica dello stesso.

Le licenze informatiche, strumento per consentire l’interazione della comunità e funzionali alla mesa in pratica dei concetti inerenti l’open source, un insieme di regole che indicano la modalità con cui l’utente o meglio la comunità interagisce regolandone diritti e doveri.

Le licenze copyleft che garantiscono alla comunità o a chi possiede una copia di un determinato lavoro, (in questo caso codice, in quanto la licenza è applicabile a qualsiasi opera intellettuale) le stesse libertà del suo creatore.

Questa licenza non si pone in contrapposizione al copyright, ma ne integra le condizioni di utilizzo, che permettono all’autore di distribuire a più persone un determinato lavoro, cosa impossibile da fare con una licenza copyright, troppo restrittiva, nata nel 1500 in seguito alla diffusione delle macchine che permettevano di stampare copie illimitate di un documento, in seguito alla rivoluzione di Guthenberg le autorità sentirono la necessità di mantenere un controllo sulle pubblicazioni stampate, con l’ausilio dei diritti d’autore.

Non si campa di solo windows, successivamente vengono presentati i sistemi operativi rilasciati con questo tipo di licenze, e per questo chiamate “distribuzioni” in quanto la maggior parte dei sistemi operativi Gnu-Linux sono fork (bivio) di altri progetti distribuiti appunto con le licenze precedentemente dette, tra queste “ubuntu” distribuzione ormai diventata quasi una maskotte degli utenti Linux, per via della sua semplicità di utilizzo, e poi altre distribuzioni dedicate ai netbook, i mini computer orientati alla rete che acquistano sempre più quote di mercato.

Segue una panoramica sui software multimediali per Linux, lettori multimediali per il video e l’audio, tutto quello che si è già in grado di fare e (di vedere) su windows.

Le slide successive mostrano le linee guida, per una istallazione di gnu-Linux sulla propria macchina, e le soluzioni agli eventuali problemi che possono presentarsi, niente di allarmante, solo i soliti eventuali intoppi che indipendentemente da linux un utente medio di personal computer potrebbe avere.

Per la gioia dei gamers e degli appassionati del divertimento video ludico, avranno il piacere di sapere che la loro playstation 3 si presta benissimo a diventare un vero e proprio PC in grado di far girare senza problemi e con pochi passi molto intuitivi una distribuzione Linux.

La giornata si conclude con una analisi un po più tecnica del kernel di linux ovvero il cuore del sistema operativo, ovviamente dedicata ad una utenza un po più esperta e più addentro nella teoria dell’informatica di basso livello, per concludere definitivamente con le domande del pubblico.

Tirando le somme una bella giornata all’insegna di un mondo dell’informatica che attira sempre più appassionati non ché la giovane imprenditoria, a giudicare da diversi giovani imprenditori seduti tra il pubblico che scelgono di passare a linux anche in fattore degli evidenti vantaggi economici ad esso connessi.

Le distribuzioni linux si dimostrano ormai dei sistemi maturi o quanto meno con una esperienza di utilizzo paragonabile a quella dei windows user, non è esente da problemi, come non lo sono neanche i sistemi concorrenti, tuttavia si sente il peso della mancanza di software professionale sopratutto nell’ambito dell’editing multimediale, anche se in questo settore la comunità che sta dietro a questo mondo ha fatto e continua a fare dei passi da gigante.

Conclusioni? Questo articolo lo sto scrivendo su ubuntu con Openoffice, software gratuito e alternativo e che non ha niente da invidiare al più blasonato Microsoft office, a pagamento, e rilasciato con codice closed source.

Anche se con un po di ritardo 😐 inserisco l’articolo pubblicato sul numero novembre/dicembre di JoniaNews

Erano gli anni settanta quando grazie ad una norma appositamente emanata dalla corte costituzionale che liberalizzava l’etere, si permetteva alle prime radio private italiane di trasmettere, nascevano infatti le prime “radio libere” non che non ci fossero stati altri esperimenti prima, semplicemente adesso la legislazione italiana non considerava più pirati gli amatori che si accingevano nell’uso-sperimentazione di questa nuova forma di comunicazione, il tutto con costi relativamente bassi.

Le radio libere non erano soltanto esperimenti ludico-imprenditoriali (con i limiti del caso ovviamente) ma spesso erano sinonimo di radio impegnate sia politicamente che socialmente, un esempio su tutti “radio Aut” radio autofinanziata nata nel settantasette fondata da Peppino Impastato dove denunciava gli affari della mafia di Cinisi e di Terrasini, la radio cessò le trasmissioni nel settantotto, qualche mese dopo l’uccisione di Peppino da parte della mafia.

Con il tempo le radio impegnate lasciarono il posto alle radio a carattere commerciale, radicandosi sul territorio nazionale, sfruttando la peculiarità territoriale che le contraddistingueva, sia dal punto di vista culturale che economica, dando risalto alle attività commerciali presenti sul territorio, affermandosi per il periodo degli anni ottanta-novanta come delle importanti realtà locali.

Spesso infatti le radio a carattere commerciale erano dei veri e propri trampolini di lancio usati per arrivare alle radio commerciali a copertura nazionale, (Jerri Scotti, Dj Francesco) o addirittura nel mondo della musica d’autore, (Vasco Rossi, Jovanotti).. da Peppino Impastato a Dj Francesco un salto di qualità non c’è che dire.

Tuttavia il progresso tecnologico e l’evoluzione della multimedialità, hanno fatto si che grazie alla maggior diffusione di contenuti musicali, attraverso canali alternativi quali siti internet dedicati all’ascolto o al download di contenuti a prezzi irrisori, fino ad arrivare alle controverse reti P2P (peer-to-peer) hanno messo in discussione la funzione della radio così come oggi viene concepita, di fatti le possibilità di fruizione dei contenuti multimediali offerti dalla rete, hanno fatto si che sia più immediato scaricare le nostre canzoni preferite nel nostro lettore Mp3, che sintonizzarci con la nostra autoradio.

Quale possibilità allora, quali soluzioni adottare affinché si limiti il declino di questo mezzo che ha contribuito a fare la storia di questo paese, parlo di limitare in quanto è impossibile fermare il cambiamento dei mezzi di comunicazione non ché l’evoluzione delle forme comunicative, la radio così come è concepita adesso non durerà molto, soltanto cambiando la sua finalità da radio locale prettamente commerciale a radio nuovamente impegnata, una soluzione potrebbe essere tornare alle origini di questo fenomeno, colmando gli spazi vuoti lasciati dalle radio commerciali che via via andranno scomparendo, con delle radio autofinanziate a carattere informativo, impegnate nella realtà sociale del territorio e non solo, radio no profit, già adesso ne esistono diverse, supportate speso da una piattaforma on-line da cui trasmettere anche in streaming, ultimamente sta prendendo sempre più piede la tendenza a diffondere contenuti musicali distribuiti con licenze alternative (CREATIVE COMMONS) facilmente scaricabili e condivisibili, in modo da essere liberi anche dal gioco della Siae, ormai ridotta ad essere un ente obsoleto e fine a se stesso, non è passato infatti molto tempo da quando due radio locali “Europa radio e radio phenomena”, sono rimaste coinvolte in una querelle con la su detta.

La radio è morta quindi? No non ancora, bisogna soltanto trasformarla in qualcosa di diverso magari tornando alle origini del fenomeno che l’ha vista nascere, si potrebbe obbiettare che sarebbe più semplice creare una piattaforma on line che investire in una tecnologia che presto o tardi morirà, così come accadde quanto un certo Gutenberg inventò la stampa.. si probabilmente si, tuttavia non è detto che l’utilità sociale della radio sia finita tanto meno che le due tecnologie non possano coesistere, di fatti secondo un recente sondaggio americano sembrerebbe che in un campione di 3.000 possessori di i-pod il 47% degli intervistati di età superiore ai 18 anni sarebbe favorevole alla funzionalità di ricezione radio del popolare player multimediale, percentuale che aumenta sensibilmente spostandoci più in la con l’età, che arriva al 66% degli intervistati con una età superiore ai 34 anni.

A quanto pare il gap tecnologico-generazionale per una volta non ha una connotazione così negativa.

Articolo pubblicato sul numero di ottobre di JoniaNews, ricordo anche se in ritardo che in edicola c’è  ancora il numero novembre-dicembre.
Tag:

Blog di attualità in merito a S. Teresa di riva e dintorni

seguimi via feed

CLICCA SULL'ARANCIA

abbonati ai miei feed rss

cos'è un feed rss?

desirèe ha bisogno di te

Desirèe ha bisogno di te!

gennaio: 2010
L M M G V S D
« Ott   Feb »
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

Categorie

RSS dai blog che leggo

  • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.