Sogni di luce

Archive for ottobre 2008

sta gente che che rompe le scatole a quest’ora, ma devono proprio litigare adesso? È questo che dicono di aver pensato alcune persone testimoni involontari di un furto con scasso, o quanto meno è quello che hanno raccontato agli organi competenti, va be può capitare, fortuna che non viviamo nel deserto, quindi se una persona si sbaglia c’è ne sarà sicuramente un’altra che si accorgerà che stanno sfondando una vetrina con un masso, invece no, nessuno si accorge di niente, nessuno sente niente, tutti dormono tranquillamente nonostante il rumore dei ripetuti tentativi di infrangere la vetrina infrangibile(!).

Sarà un caso, non posso credere che il vicinato abbia continuato comodamente a farsi i fatti propri, mentre dei malviventi erano intenti a tirare massi contro una vetrina, sarà stata l’ora, o quantomeno una serie di contingenze fortuite che hanno portato i malviventi a segnare il colpo nel modo più lineare possibile……. che culo.

Casi a parte, non credo che se succedesse di nuovo, magari che so a distanza di pochi giorni, nessuno si accorgerebbe di niente, regola non scritta della società vuole che il livello di allerta di una comunità aumenti in seguito a casi come questo, tuttavia nonostante le regole non scritte, succede che a distanza di pochi giorni un altra vetrina viene frantumata a colpi di spranga di ferro, e ancora una volta nessuno si accorge di niente, nemmeno una timida telefonata ai carabinieri.

Ora escludendo un rincoglionimento collettivo o un odio viscerale verso gioiellieri e commercianti, devo dedurre che la comunità santateresina o quanto meno quella afferente ai luoghi vittime dei su detti furti, non abbia il ben che minimo senso civico, e sopratutto non hanno la minima idea di cosa significa far parte di una comunità.

L’individualismo esasperato di chi pensa che quello che accade poco fuori dalla porta di casa non lo riguarda, l’omertà figlia del “cu si fa i cazzi soi campa cent’anni” è una delle devianze peggiori che una società possa prendere, una sorta di egoismo elevato a sistema che permette a chi ne fa strumento di pensare esclusivamente al proprio orticello, non vedo non sento non parlo, devo pensare alla mia pellaccia, che importa, se con una mia telefonata forse avrei potuto evitare che si compisse il fatto, l’importante è che il derubato non sia io.

È una filosofia di vita che rischia di portare la comunità a delle storpiature, che poco si adattano alla convivenza con altre persone, stare in una comunità significa creare dei rapporti sociali con altri membri della su detta, un qualcosa di più del “buongiorno – buonasera” certo tutto questo considerando le naturali simpatie – antipatie del caso, nonostante questo però, non fare niente quando si è casualmente testimoni di un crimine come nel caso del furto con scasso, è semplicemente da irresponsabili, in quanto quello che è accaduto ai gestori di quelle attività commerciali potrebbe accadere anche a noi, e scommetto che in quel momento farebbe comodo che il vicino di casa, magari quello che mal si sopporta, si prenda la preoccupazione di fare una piccola telefonata al centododici, o magari che collabori con gli inquirenti in modo da raccogliere tutte le informazioni necessarie a finché possano fare al meglio il loro lavoro, ma tanto si sa queste cose capitano sempre agli altri mica a noi.

Tutti bravi poi a chiedere più sicurezza, ad invocare le forze dell’ordine per pattugliare le strade, se ne sente il bisogno si dice, vogliamo sicurezza, del resto noi siamo troppo occupati a farci gli affari nostri, certo nessuno chiede le ronde, ma almeno il senso civico e la responsabilità morale di alzare il telefono e premere tre numeri uno dopo l’altro, quanto meno per adempiere al nostro dovere di buon cittadino.

Questa è l’unica richiesta, essere dei buoni cittadini, esercitare il nostro dovere civico, espressione di quella solidarietà necessaria a far parte di una comunità.

Articolo pubblicato su jonianews: ottobre 2008

Il lavoro del giornalista è quello di dare al lettore un resoconto dettagliato dei fatti riguardanti una determinata cosa, questo significa riportare il più fedelmente possibile i dettagli significativi del caso di cui ci si sta occupando.

Fatta questa premessa c’è da dire che spesso il giornalista è messo in condizioni di non poter fare nel modo ottimale il proprio mestiere, per via del fatto che spesso le circostanze dell’accaduto non permettono allo stesso di raccogliere i dati sufficienti per lo svolgimento del proprio compito, tuttavia questo non dovrebbe portare il così detto giornalista ad infarcire il proprio articolo di elementi che non possono definirsi proprio integrativi dell’articolo in questione.

Dare spazio a voci di corridoio, a quanto pare… si dice che… sembrerebbe che… e altri verbi condizionali, nel migliore dei casi serve soltanto a riempire il così detto articolo o post, ignorando il fatto che spesso bastano quattro righe per raccontare l’accaduto, oltre al fatto che diffondere certe informazioni di provenienza incerta comporta spesso una immagine falsata e distorta dell’evento, una fotografia viziata dal punto di vista delle fonti di queste informazioni, nei casi peggiori fraintendimenti, per via di dicerie che spesso sono tutt’altro che fedeli alla realtà delle cose.

Si potrebbe obbiettare sul significato di realtà, e perfino sulla percezione del tutto personalistica della gente di fronte ad una serie di avvenimenti, che porta ad avere diversi punti di vista o addirittura diversi gradi di verità di un dato avvenimento, del resto si sa, la concezione di una verità bipolare, o bianco o nero, o vero o falso, è una descrizione infantile se non addirittura fallace. Tuttavia è cosa buona e giusta evitare di integrare informazioni che non aggiungono niente di significativo al nostro articolo.

Per quale motivo allora c’è il bisogno di infarcire gli articoli di cronaca, con presunti dettagli che non danno nessun contenuto integrativo, sapere dei problemi finanziari di un suicida mi permetterà di avere una visione più ampia dell’accaduto? O forse è un tentativo di dare delle risposte alle domande che tutti noi ci poniamo quando veniamo a conoscenza di questi tragici eventi.

Venire a conoscenza di queste cose cambierà l’opinione che gli amici hanno di quel ragazzo? Credete che gli importi qualcosa ai parenti, dei presunti debiti che avrebbero portato ad un tale gesto?

Io sinceramente credo di no, non credo che questo sia un bel modo di fare informazione, come non è molto professionale aggiungere delle fotografie che ritraggono il luogo dell’accaduto con freccioni che evidenziano i dettagli più appetibili siano essi un rigolo di sangue o un cumulo di calce che lo copre, per soddisfare quella curiosità morbosa quasi voyeuristica che molti di noi hanno verso i fatti di cronaca, quel tentativo di far leva sugli appetiti più bassi dei lettori.

Una spettacolarizzazione della cronaca che serve soltanto ad aumentare il numero di lettori, una deriva che a tratti sfiora il trash, un prodotto fatto apposta per quanti di noi in corsa sull’autostrada non possiamo esimerci dal buttare un occhio nella direzione di un qualsiasi incidente, per la curiosità di scorgere qualche dettaglio splatter da poter raccontare agli amici, perdendo di vista il fatto che oltre le nostre curiosità morbose si cela un fatto spesso drammatico, sopratutto per chi ne è in qualche modo coinvolto, chiedetelo a loro se hanno voglia di rivedere quelle immagini o ascoltare ancora i pettegolezzi della gente.

Penso che il bravo giornalista non sia quello che si autocensura, ma quello che riesce a trovare un equilibrio tra la narrazione dei fatti e i dettagli, un senso di responsabilità che non deve mai mancare nella stesura di un articolo che tende prima di tutto al rispetto dei propri lettori.

Informare significa anche prendersi la responsabilità di quello che si scrive, il giornalismo da che mondo e mondo è sempre stato soggetto a pressioni di varia natura, questo perché il giornalismo è per sua natura scomodo, da fastidio ai potenti di turno e ai bulletti, e se capita evidentemente si è toccato un tasto che produce una certa sensazione di bruciore nel diretto interessato/i, non è la prima volta che questo mestiere spesso osteggiato viene ostacolato da quelli che vengono comunemente chiamati poteri forti, il mestiere di informare è una attività talvolta pericolosa, più che un mestiere potrebbe essere definito una missione, per questo motivo chi si dedica a questa professione/missione deve essere pronto a lottare per far si che la giusta informazione arrivi al cittadino.

Non ha senso ritrattare o eliminare dei contenuti che tra l’altro erano già stati autorizzati alla diffusione dalle forze dell’ordine (contenuti che per di più sono presenti su altri portali), a questo punto le alternative non sono molte, o si cede al ricatto, oppure si cerca di lottare contro chi minaccia la libertà di stampa facendo nomi e cognomi e denunciando il tutto alle autorità competenti, so che è una cosa difficile ma necessaria anche solo per dare un segnale alla propria comunità, che probabilmente avrebbe fatto quadrato contro i potentini di turno, so che i lettori lo vogliono anzi direi quasi che lo pretendono, in fin dei conti è questo il mestiere del giornalista con tutti i suoi pro e con tutti i suoi contro, non esistono giornalisti a metà, ma solo giornalisti.

Indubbiamente va la mia solidarietà per l’accaduto, ma non posso che notare che non ne viene fuori una bella immagine del giornalismo, un giornalismo libero finché non viene auto censurato per prevenire ripercussioni, e questo non è in alcun modo giustificabile, no questi non sono giornalisti, al massimo giornalai.

Articolo pubblicato su jonianews: ottobre 2008


Blog di attualità in merito a S. Teresa di riva e dintorni

seguimi via feed

CLICCA SULL'ARANCIA

abbonati ai miei feed rss

cos'è un feed rss?

desirèe ha bisogno di te

Desirèe ha bisogno di te!

ottobre: 2008
L M M G V S D
« Ago   Nov »
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
2728293031  

Categorie

RSS dai blog che leggo

  • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.