Sogni di luce

Archive for agosto 2008

Quando si parla di qualità della vita, in particolare per quello che riguarda le tematiche ecologiche e ambientali, si pensa sempre a tutte quelle piccole e grandi azioni quotidiane che ci permettono di avere un miglioramento della vita quotidiana, il che è giusto, di fatti il riciclo dei rifiuti, o più semplicemente l’uso di tecnologie a risparmio energetico al posto di quelle ordinarie dovrebbe essere una cosa scontata.

Usufruire dei mezzi che ci offre la tecnologia, avere la mentalità per uno stile di vita che si oppone al consumismo fine a se stesso, allo spreco, è ormai diventato un dovere morale, spesso disatteso da tutti noi, tuttavia è compito anche delle amministrazioni comunali mettere il cittadino in condizioni di poterlo fare, il comune deve dare gli strumenti affinché si possa cambiare non dico stile di vita, ma quanto meno creare un modello innovativo di società, più etica, più eco compatibile, sembra quasi un’utopia, e per certi versi lo è, non è semplice passare da una società consumista ad una società più “virtuosa”.

In barba alle utopie, alcune amministrazioni comunali ci hanno provato, nel 2005 da quattro comuni fondatori (Monsano in provincia di Ancona, Melpignano in provincia di Lecco, Colorno in provincia di Parma, Vezzano Ligure in provincia di La Spezia) nasce l’associazione comuni virtuosi, una associazione senza fini di lucro che ha come obbiettivo di ridurre i consumi energetici della pubblica amministrazione anche con l’ausilio di fonti energetiche pulite e rinnovabili, rivalutare il territorio facendo uso di strumenti urbanistici facendo uso di norme inerenti l’efficienza energetica, una migliore gestione dei rifiuti introducendo la raccolta porta a porta, promuovere la diffusione di mezzi che fanno uso di carburanti ecologici o ad emissione zero, e in definitiva promuovere un miglior stile di vita.

Tra le iniziative promosse dalle amministrazioni che fanno parte della su detta associazione (al momento diciotto) si annoverano anche soluzioni per ridurre il consumo di acqua potabile, opere di bio architettura, lo smaltimento del 60 % dei rifiuti tramite il riciclo, la sostituzione dei normali lampioni per l’illuminazione stradale con lampioni che sfruttano la tecnologia led, capaci di un risparmio energetico dell’80%, fino ad arrivare alla distribuzione e incentivazione di pannolini ecologici (si a quanto pare esistono anche questi).

Vivere in un comune virtuoso significa vivere in un luogo dove l’amministrazione comunale tiene alla salute del cittadino, e un luogo dove viene rivalutato il territorio con un occhio all’ecologia che non guasta mai, da l’esempio di come ci si deve comportare non solo dal punto di vista ambientale ma anche sotto il profilo economico, si potrebbero elencare altre mille caratteristiche che deve avere un comune virtuoso ma basterebbe dire che un comune virtuoso non è altro che il modello di come dovrebbe essere qualsiasi amministrazione comunale.

Nonostante questi esempi di buona amministrazione, bisogna ammettere che questi lungimiranti comuni sono soltanto una mosca bianca su una montagna di………. spazzatura, ed ecco che tornano le utopie, di fatti la stra grande maggioranza delle amministrazioni comunali preferisce esternalizzare i servizi, cedendoli al business della spazzatura, i sistemi di erogazione dell’acqua potabile vengono privatizzati, e a livelli di stato centrale si parla di termo valorizzatori, di centrali nucleari nonostante ci siano delle alternative valide a queste tecnologie spesso tutt’altro che convenienti come nel caso delle centrali nucleari, e vengono bistrattate tecnologie che producono energia da fonti alternative e rinnovabili, non bisogna sottovalutare neanche le ripercussioni in ambito occupazionale e questo sopratutto per le regioni del sud.

Il cambiamento deve cominciare dal basso dalle iniziative comunali, e non mi stupisco se per un attimo il pensiero va all’unione dei comuni jonici, che potrebbe essere il gruppo motrice di un rinnovamento politico culturale, per far evolvere la riviera anche su questo aspetto, sarebbe l’occasione di creare qualcosa di veramente all’avanguardia e perché no, essere un modello non solo politico ma anche culturale, una bella utopia che si spera un giorno possa diventare un faro di rinnovamento per il comprensorio jonico.

Articolo pubblicato su jonianews: agosto 2008

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Da qualche tempo nella rete locale di siti internet e di blog si notano diverse storture più o meno indecorose non che irrispettose dei rispettivi utenti di questi siti/blog tra cui il sottoscritto, che segue ormai da diverso tempo i media hobbistici e non della zona.

Mi domando è questo il tipo di servizio che vogliamo dare a chi ci legge? è questa l’immagine della infosfera jonica? perché leggere quello che viene presentato in questi siti mi porta malignamente a pensare che questi non siano altro che espedienti per raggiungere una sorta di “appagamento” virtuale la dove nella vita reale magari si è impossibilitati a farlo.

Così nella cuttigghiusfera jonica non mancano i fanatici dei clik, un click non ti allunga la vita ma ti permette di fare lo sborone, i contenuti? si sono importanti ma le classifiche lo son di più! e via di statistiche vero o presunte che siano, essenziali per continuare a giocare ad uno dei giochi più vecchi del mondo ovvero il mio è più grande del tuo!!!

Tuttavia i veri amatori lo sanno le dimensioni non contano, conta la tecnica e la passione con cui ci si accinge a fare quello che si deve fare, in questo caso scrivere notizie o semplici riflessioni, nessuno pretende articoli da premi pulitzer, ma nemmeno fotografie di macchine posteggiate in malomodo ad opera di pensionati troppo impegnati a spiare la concorrenza.

Nonostante questo si tratta di marachelle anche simpatiche ma che se vanno per le lunghe fanno incorrere nel rischio di una disaffezione dei propri lettori, u cuttigghiu è bellu ma finu o’n cettu puntu.

Diverso invece quando queste marachelle sono congegniate al solo scopo di evitare al lettore che magari legge un articolo e vuole esprimere una sana critica o semplicemente una aggiunta, e ciò gli viene impossibilitato per via di un asettico messaggio che dice i commenti a questo articolo sono stati chiusi, magari dopo aver fatto un upgrade alla veste del sito (peggiorando le funzionalità dello stesso) senza avere l’accortezza di salvare tutti i messaggi lasciati ai vari articoli nella vecchia versione.

Difendere le proprie idee è una cosa giusta ma nel momento in cui è necessario operare preventivamente a finché questo avvenga, mi fa dubitare della validità delle stesse, non che nella capacità del redattore di turno di intavolare una discussione, forse per paura di uscirne con le ossa rotte.

Il web non è un sistema mono direzionale come la televisione o la radio, la natura del web è interattiva, l’aspetto sociale di questo strumento è quello che lo rende diverso da qualsiasi altro mezzo di informazione, i monologhi lasciamoli alla tv, e questo vale anche anche per tutti quei siti che non dispongono dei commenti.

Spero che questa critica a tratti satirica venga presa come un qualcosa di costruttivo, anche se ne dubito fortemente.

Sono 43 le guardie mediche che potrebbero chiudere, dopo 30 anni di servizio, tra queste anche quella di Santa Teresa di riva che a detta del sindaco dot. Alberto Morabito effettua una media di 5.000 interventi l’anno.

Molte infatti sono le lamentele da parte degli amministratori comunali interessati dai tagli, come il consiglio comunale di Taormina dove la decisione di chiusura della guardia medica da parte dell’assessorato regionale alla sanità viene considerata addirittura scellerata.

Una riduzione così massiccia del servizio pubblico sanitario è da considerarsi una amputazione del sistema sanitario locale, in quanto toglierà un utile e vitale servizio non solo ai residenti dei comuni interessati ma anche per la popolazione delle varie frazioni distanti dai rispettivi nuclei comunali.

L’articolo 32 della costituzione dice testualmente “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti….” questo significa tra le altre cose garantire l’accessibilità alle su dette strutture.

Il sistema sanitario assorbe una fetta importante dei fondi regionali/statali, tuttavia non si può parlare di denaro nel senso utilaristico del termine, in quando si parla di un servizio pubblico e in quanto tale esclusivamente funzionale al suo scopo, ovvero permettere ai cittadini di accedere alle cure sanitarie in modo semplice e gratuito.

Nonostante questo in tempi dove l’ideologia dominante impone che ogni cosa può diventare un business, e quindi anche la vita delle persone, ciclicamente torna come una influenza il tema della privatizzazione della sanità, presentata come la panacea che risolve tutti i problemi inerenti al settore in questione, i media cominciano ad interessarsi(ad orologeria) enfatizzando casi di mala sanità, facendo passare il messaggio secondo il quale le cliniche statali sono insicure, pericolose e inefficienti, omettendo di dire che spesso i servizi offerti da parte delle strutture sanitarie pubbliche sono gestite da privati, che grazie alle esternalizzazioni delle su dette strutture, gestiscono settori come le mense o come la pulizia degli ospedali che i media non dimenticano mai di far notare.

Che importa se l’OMS l’organizzazione mondiale della sanità posiziona il sistema sanitario italiano al secondo posto dopo la Francia, bisogna inculcare nella mente della gente che il sistema sanitario pubblico sia in condizioni disastrose meglio il privato dove se hai i soldi sono disposti a contare i globuli rossi 1 per 1 (e senza microscopio) non puoi permetterti le cure in un istituto clinico privato? Pazienza!

Il mondo è per i ricchi, per i vincenti tutti gli altri se non possiedono le abilità per scalare le vette economiche della società, si arrangino, una società sempre più simile ad una terra di nessuno dove non ci sono regole e dove vige la legge del più forte, lo stato sociale? Troppo esoso di denaro senza un vero ritorno economico.

Le cliniche private tra l’altro, non sono sinonimo di eccellenza, come dimostrato dalle ultime cronache in merito alla clinica Santa Rita, oppure si potrebbe volgere lo sguardo altre oceano, guardando il modello americano, tanto osannato dai fautori della sanità privata, dove il metro di misura dei pazienti è la loro assicurazione sanitaria, un sistema cinico e per certi versi barbaro che garantisce le cure mediche appropriate (e non sempre) soltanto se si è in grado di sostenere le spese degli interventi, frequentissimi infatti i casi di decesso in seguito al rifiuto delle su dette cliniche di procedere alle cure per mancanza di una assicurazione sanitaria, o di pazienti costretti a scegliere tra un intervento e un altro in quanto non contemplati entrambi dalla propria assicurazione, persone impossibilitati ad accedere ad una assicurazione sanitaria in quanto possessori di malattie non coperte dalla stessa, se il cliente ha qualche malattia grave potrebbe diventare un pessimo investimento, queste e altre le storpiature di un servizio vitale per la società interamente gestito dai privati, il valore di una persona stabilito in base al suo conto in banca.

Siamo proprio sicuri che una sanità gestita da compagnie private sia la soluzione dei problemi? O è forse quello che la lobby delle privatizzazioni vuol farci credere, dobbiamo considerare che nel momento in cui un servizio viene erogato da una impresa l’obbiettivo dello stessa è orientata principalmente verso i soci, una impresa per definizione è un artificio giuridico che ha lo scopo di creare ricchezza, la persona non è contemplata se non come risorsa umana.

Articolo pubblicato su jonianews: luglio 2008


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